Palma attendeva il lucro e il suo fato lo pose di fronte a Iddio. Tale cosa lo sbalordì. Non se l’aspettava, ma tacque.
Trascorso adunque il secondo giorno e incominciato il terzo, appena era sorto il mattino che un insolito vocìo giunse all’ignaro eremita e lo chiamò sulla soglia della sua acquatile casa.
Come volse intorno gli occhi, ecco venire di lontano una turba di donne.
Palma rimase perplesso. Gridavano, dunque il bambino era morto e, se era morto, l’unica cosa che gli restasse a fare era quella di darsela a gambe chè ormai la sua fortuna gli aveva volte le spalle.
Tale la prima considerazione e la risoluzione prima che gli balenarono innanzi.
Su tale proposito rientrò in casa, ma sul punto di uscirne troppo gli dispiacque di abbandonare il suo nido fra le sabbie sì che, passato nella seconda stanza, e rifugiatosi in un angolo, nel buio, attese senza rifiatare l’arrivo della strillante turba.
E poco attese che le donne furono innanzi alla soglia e incominciarono a gridare:
— Palma.... Palma.... apriteci.... apriteci!...
— Sì, aspettatemi per l’anno del mai!... — diceva fra sè l’eremita e più si rintanava nel buio.
E le donne: