— Non la vuoi?

— Ho detto no!

Fu fra i due un torbido silenzio, poi maestro Alessandro alzò a violenza il pugno vigoroso ma non colpì; si rivolse e riprese la strada. Samuele gli tenne dietro. Camminarono sempre a fianco, a capo chino. Erano di pari statura; ambedue forti ad un modo: l’uno più agile, l’altro più nodoso; il frassino e la rovere. Sulla soglia della casa deserta maestro Alessandro si fermò e nelle parole che disse era un monito sinistro, la voce rauca tremava nel singhiozzo dell’ira:

— Tieni bene a mente quello che ti dico, ragazzo! In questa casa c’è una volontà sola ed è la mia. Non pensare a disubbidirmi e bada a te!

Ed entrarono e la casa tacque sul loro angosciato riposo.

Dopo non molti giorni ogni formalità era compiuta. Maestro Alessandro aveva lasciata l’officina per recarsi in città e nessuno seppe la ragione del suo viaggio. La seppe Samuele, una sera di domenica, quando il padre gli disse:

— Ora verrai con me.

— Dove?

Maestro Alessandro continuò:

— Il permesso è preso; non c’è nulla che si opponga. Posdomani tutto sarà fatto e la Venusta sarà con noi, nella nostra casa. Tu puoi scegliere l’ora che ti piaccia meglio per sposare.