Prese il violino e poi che tutti lo attorniarono giocondamente, era su molti visi la stessa aspettazione gioconda, cominciò a cantare fra una serie di lazzi accompagnandosi sul violino, una canzoncina popolare:
«Finestra chiusa fra due gelsomini
palme d’argento per il suo bel viso.»
Cantò d’amore.
Dapprima nelle inflessioni della voce e negli atti del corpo, fu l’intento di divertire l’uditorio, ma disse il ritornello chinando il viso e addolcendo la voce.
«Miseria ha fame e non ti chiede amore
gettagli un soldo per la carità...»
Subitamente una antica amarezza l’avvolse sì ch’egli abbandonate le braccia si tacque.
Ma ciò che non era finzione, l’uditorio la ritenne tale, anzi la novità di quell’abbandono piacque in tal modo che un alto riso l’accolse.
Miseria torse le labbra e guardò gli astanti, disse: