Miss Edith si rialza, l’opera è compiuta. Toti è pronto; può uscire con la zia Emma.
Prima di andarsene getta un’occhiata all’angolo nel quale il suo elefante invalido siede con la proboscide raccolta fra le gambe, lo saluta, poi si volge tutto raggiante di gioia, ed esce a grandi salti:
— Domani è la festa delle rose. Evviva la primavera! —
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Vanno di casa in casa con la zia Emma; tutti gli amici di Toti debbono partecipare alla festa delle rose. Marinella, Orsetto, Dorry, Fauvette, Rando e Celestina interverranno immancabilmente. Sono già passati dalla piazzetta del Carmine dove abitano i due inseparabili, e le donne che li sorvegliano sono state commosse dal gentile invito fatto loro dalla zia Emma e da Toti.
La nonna di Rando si è un poco preoccupata perchè non ha un vestitino degno da fare indossare al nipotino; ma la zia Emma e Toti l’hanno rassicurata. I bimbi sono sempre belli, non occorre loro ricchezza di vestiti, sono come i fiori: si vestono d’aria e di luce.
Toti ha chiesto particolarmente a Rando:
— Ci vieni volentieri a pranzo da me, domani? —
E Rando ha risposto senza alzar il capo:
— Sì; ma io voglio molta minestra.