Verrà il giorno della rivincita, il giorno in cui, libero di sè, potrà disporre del suo tempo e della sua vita a suo talento, e allora vorrà sempre sporcarsi le mani d’inchiostro; e saltare su tutti i tavolini che troverà su la sua via; e rovesciar le sedie; ed entrare in casa gridando, senza timore di disturbare nessuno; e empirsi le tasche di piselli, di fiammiferi, di carta, di bottoni; e dire a tutti ciò che pensa:
— Tu mi annoi! Tu sei brutto! Non tornare più in casa mia! Ora vattene che voglio star solo, ecc. ecc. Oh! allora sì, sarà felice, completamente felice! Questo pensiero lo rincuora e non si sa spiegare perchè papà, che potrebbe, non faccia altrettanto. Nossignore! Toti sa, per esempio, che la signora Penelope è antipaticissima a papà, e sa altresì che non può digerirla; ma quando capita in casa le va incontro e le dà il benvenuto, e le sorride; perchè non le dice piuttosto:
— Scusa, sai, signora Penelope, ma io in casa mia non ti ci voglio, perchè sei brutta, perchè sei pettegola, ineducata, astiosa, vendicativa e sciocca! —
Così dovrebbe dire, e la signora Penelope non tornerebbe più e non darebbe a lui, che non li può soffrire, que’ suoi baci umidicci che lasciano il cerchiolino su le guance.
Miss Edith ha compiuto il suo abbigliamento, e si avvicina a Toti che l’attende sorridendo.
Toti è in vena sentimentale; gli occhi suoi rivelano una improvvisa pensosità, che ben presto dovrà esser nota, perchè Toti non sa celare i suoi sentimenti.
Ad un tratto, mentre miss Edith lo aiuta a stringere i laccetti di una scarpa, esclama:
— Noi siamo crudeli! —
Miss Edith non risponde com’è suo costume, e Toti continua per conto suo.
— Noi siamo crudeli perchè uccidiamo i vitelli per farci le scarpe! Potremmo andare scalzi, sarebbe più comodo e non toglieremmo i figli alle povere vacche! —