Ciò lo commuove tanto, che rivolto alla zia Emma, le chiede:

— Zia, sai dirmi perchè la mia festa viene solo una volta all’anno?

— Perchè sei nato una volta sola.

— E allora perchè quando il tempo è bello il babbo dice: mi sento rinascere? —

Non gli rispondono se non ridendo, poi la zia lo prende per mano e lo conduce nella grande sala degli arazzi che è stata arredata in quel giorno appositamente per lui. In mezzo alla sala è apparecchiata una lunga tavola, che raccoglierà alla mensa i piccoli convitati che parteciperanno alla gaia festa primaverile; saranno moltissimi. Agli angoli della sala sono disposti, entro alti vasi, numerosi tralci di rose in fiore ed altri sono sparsi su la tavola.

L’aria, luminosa come di un oro diffuso, è satura di un profumo soavissimo.

Su piccoli cartellini, disposti fra i fiori, è scritto il nome dei convitati; Toti compie un giro intorno alla tavola leggendo ad alta voce; quando ha finito, fattosi pensieroso, si accosta alla zia Emma per parlarle e pare che non ardisca.

— C’è qualcosa che non ti garba?

— No, tutto mi garba; ma vorrei chiederti un favore.

— Quale?