— Non è figlio di nessuno, è nipote della zia Geltrude.
— Ma come trovarlo?
— Carciofo lo conosce; diremo a Carciofo di condurlo con sè.
— Benissimo. Allora farò preparare i posti per i tuoi due amici, e tu corri a cercarli ed invitali.
Non chiede di meglio nè si fa ripetere la proposta: anzi, si affretta a fuggire perchè la zia Emma non abbia a pentirsi.
È tanta la gioia di lui, che tutta la vecchia casa ne vibra; egli crede che il mondo, per quanto è grande, sia tutto uno specchio di sole partecipante, in quel giorno, alla sua felicità e crede che i fili d’erba, i cespugli, gli alberi, le nubi, tutte le cose vicine e lontane siano tanto belle unicamente per lui. La terra ed il cielo sono tutto un giardino; le corolle che fioriscono a cespi, a grappoli, a vere ondate, su la terra, hanno le loro sorelle lassù, in quei fiocchi d’argento che gli uomini chiamano nubi e che sono corolle senza lo stelo fiorite come ninfee nel gran lago azzurro. Lassù si nasconde Iddio e gli alberi lo vedono forse, e le allodole lo vanno a salutare.
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I parenti e gli amici sogguardano dalle soglie, nella sala degli arazzi non debbono essere che i bimbi ed i fiori.
Marinella è venuta; Orsetto, Fauvette, Dorry, Ciuffolo, Adalgisa, Nicoluccio, Doretta, Miranda sono giunti; Rando e Celestina fanno il loro ingresso in quel punto, ed è una fortuna che i compagni loro siano intenti ad ascoltare Dorry, la quale siede al pianoforte, altrimenti, storditi come sono da tutte quelle cose nuove, immense e lucenti, o scoppierebbero in pianto o prenderebbero la via del ritorno.
Giungono inosservati, e ciò dà loro un coraggio formidabile, nonostante il quale ritengono opportuno soffermarsi su la soglia.