Il lieve canto di Dorry li seduce, calma i loro spiriti turbati, li invita. Avanzano ascoltando. Si sentono come in casa propria, perchè nessuno si preoccupa della loro venuta, nè li turba con parole cortesi, con saluti, e con baci.
Giunti in mezzo alla sala, Rando abbandona la mano di Celestina, perchè riprende il dominio di sè stesso.
Si accosta alla tavola, poi si dirige ad un vaso ricolmo di rose, ne coglie una e l’odora. Celestina lo segue sempre secondo la sua instancabile fedeltà.
Il possesso di un bel fiore riempie di gioia l’anima del bimbo, gli occhi di lui si illuminano, la bocca sorride, poi ride. Anche la musica è bella. Rando l’ascolta, anzi l’ascoltano, perchè Celestina è il fedele specchio del compagno suo, e si animano, si animano sempre più, guardandosi negli occhi finchè, liberi ormai da ogni soggezione, cominciano a gestire, poi a batter le mani, poi a saltare gridando allegramente, soli e imperturbati come due piccoli imperatori.
La piccola Dorry si accompagna sul pianoforte una canzoncina.... (pag. 138).
Frattanto la piccola Dorry dagli occhi d’angelo; tutta sottile e bionda si accompagna sul pianoforte una canzoncina che un poeta inglese, Mark Ambient, ha scritta in onore di lei e che un musicista italiano ha rivestita di note per dare il suo contributo di ammirazione alla gentilissima creatura.
Dorry ha una veste bianca e disciolta che le scende lungo l’esile figura come una carezza, e i capelli biondi che le inquadrano soavissimamente il perfetto viso dai grandi occhi stellari, le si allargano su le spalle in un fiotto lucente. Un raggio di sole la illumina. Ella siede composta, ha il viso un poco levato e sorridente.
Aggruppati intorno e silenziosamente intenti le stanno i monelli. Toti la guarda senza battere ciglio, ma più la guarda e più si appassiona nella sua muta estasi Lionello, un ragazzo di tredici anni, cugino di Toti, il maggiore della compagnia. L’adolescente è nel periodo in cui il sogno della vita si trasfigura per il primo albore di un’ansia nuova e gentile.