Le coppie si formano: Toti e Marinella, Anselmuccio e Adalgisa: Cola dalle gambe torte e Miranda, il batuffolo dalle grandi arie di donna matura; Orsetto e Fauvette e molte e molte altre.
Lo spazio è sufficiente per ballare e per cadere. Lionello incomincia tremando, ma poi si vince e accenna una gioiosa aria di ballo che si fa sempre più piena e sempre più rapida, follemente. Le coppie incespicano, saltano, strisciano, ruzzolano fra scoppi di riso e grida di gaudio e di incitamento. Un lembo della tovaglia si solleva; Rando e Celestina sogguardano dal piccolo pertugio.
Ad un tratto coloro che si trovano presso la porta d’ingresso si fermano e battono le mani gridando.
Entra Ninì.
Il bimbo, senza preoccuparsi dei molti presenti, avanza direttamente verso Toti, e, raggiuntolo, si ferma a qualche passo di distanza ed esclama ad alta voce mentre tutti tacciono:
— Ti avguro mille anni contenti in compagnia dei tuoi genitori e della tua baglia e ti avguro di mangiar sempre delle caramelle e dei succherini e ti avguro di fare a metà con io come io farò a metà con tu, perchè oggi è la tua festa e domani sarà la mia. Evviva Gesù, evviva Giuseppe, evviva Maria! —
Il discorsetto quasi improvviso è stato pronunziato con tanta sicurezza e tale serietà, da destare la più viva gaiezza nell’uditorio.
Toti ringrazia il suo piccolo amico, piccolo sì, perchè ha appena cinque anni e non arriva ancora col capo alla spalliera di una seggiola.
Ninì, appena entrato, ha dato un saggio della sua perfetta conoscenza della madre lingua e della sua disinvoltura a tutta prova. Quantunque per fargli insegnare qualcosa sua madre lo mandi a scuola dalle suore del Buon Pastore, egli non fa, invero, progressi straordinari, non già perchè gli manchi l’intelligenza, che è in lui vivissima, ma per una certa sua indole ribelle, la quale gli fa accettare a malincuore ogni correzione.