— Dietro la siepe, laggiù.

— State zitti! —

Si tacciono e il novellatore continua:

— Il Re non poteva intendere come l’Inghilterra volesse fare a lui la guerra senza alcuna ragione. Ma per meglio accomodare le cose, pensò di andare lì da sè con un piccolo esercito, per conoscere la ragione di questa intimazione....

— Eccola, eccola! — esclama Bocca-di-fiore.

Solo Zulù si volge, gli altri monelli seguono intenti le parole del novellatore.

Sono seduti sotto una quercia, tutti raccolti intorno alla ceppaia su la quale siede il vecchio bifolco che ama i bimbi e li intrattiene la sera con le sue fiabe.

Il plenilunio è sereno; l’orizzonte notturno si estende come su l’aurora per vastissimo giro intorno. Si scorgono le cose lontane distintamente; tutto ciò che è in luce risalta con nitidezza per i forti contrasti dell’ombra.

La quercia è sola, non altri alberi le sorgono intorno, è il ritrovo consueto degli uomini che abitano nelle poche case aggruppate a qualche distanza da lei, è la sosta dei pastori che conducon le greggi nei prati che le si aprono innanzi. Cresciuta nell’amore degli uomini, ha esteso il giro dei suoi rami ampiamente.

Bocca-di-fiore si leva: Arabella è giunta.