— Ma finitela! — grida Toti. — Così non si potrà mai saper niente! —
Anatroccolo riprende il suo racconto:
— Discorremmo insieme e Zulù mi disse che Arabella fu affidata a mamma Tuda quattro anni fa. Zulù in quel tempo lavorava coi figli di mamma Tuda. Una sera una donna giunse su l’aia ed aveva con sè una bambina. Parlarono con mamma Tuda molto tempo; poi la donna andò via e la bambina rimase. Si chiamava Arabella. Allora era molto pallida. Disse che era andata in campagna per guarire. La sera stessa appena comparve, Zulù e i figli della Tuda videro una grande stella lucente che percorse tutto il cielo e si spense proprio sulla loro casa, contro la camera dove dormiva Arabella. Allora Pietrozzo, che era il più grande, disse che quello era un segno del cielo, e che quel segno doveva riapparire nel giorno in cui la nuova venuta avrebbe avuto una grande disgrazia o una grande fortuna. E disse che doveva essere figlia di qualche gran personaggio. Tutte queste cose le ha viste e le ha udite Zulù.
Passò qualche giorno; Arabella parlava poco; forse si trovava male in quella casa di poveretti, abituata come doveva essere ai grandi palazzi ed alle tavole sontuose. Tutti si chiedevano perchè mai l’avevano portata laggiù; non potevano darle un castello sui monti e farle godere così l’aria buona? Arabella non parlò circa il suo passato, e i figli della Tuda pensarono ch’ella fosse sotto un incantesimo. La voce si diffuse e vi fu chi affermò di averla veduta in un palazzo regale, alla corte di un grande Stato. Non v’era più nessun dubbio dunque: Arabella era figlia di un re. Passarono molti giorni, nessuno andava a salutarla mai, pareva l’avessero dimenticata. Mamma Tuda cominciò a mandarla per i prati; le affidò un gregge. Ella doveva fare tutto ciò che facevano i poveri, accudire alle faccende più umili e mangiare il pan nero e bere l’acqua. Un giorno Zulù udì mamma Tuda che le diceva: «Animo, Arabella, se volete tornare da dove siete venuta, bisogna adattarsi a tutto!» Ciò lo fermò sempre più nella sua convinzione; Arabella era schiava di una malìa; forse qualcuno sarebbe giunto a liberarla. Poi una sera comparve per la prima volta sull’aia Suor Lucia.
— Era sola?
— Sì, era sola. Parlò lungo tempo con mamma Tuda, poi volle vedere Arabella e se la tenne stretta fra le braccia e la baciò piangendo, e le disse di guarire che allora sarebbe ritornata con lei. Zulù non conosceva Suor Lucia e anche i figli della Tuda non la conoscevano, epperò dissero che era una gran dama di corte, la quale giungeva travestita così per aver notizie di Arabella e poterla vedere.
— Suor Lucia una gran dama di corte? — chiede Toti sorridendo.
— Non sapevano chi fosse, — risponde Anatroccolo.
— Ed ora sappiamo forse chi sia? — soggiunse Carciofo.
— È vero, — risponde Toti — noi non sappiamo chi sia, e nessuno conosce la sua vita....