— Nessuno!
— Da quella volta riapparve di tanto in tanto nella casa di mamma Tuda, e tutte le volte portava ad Arabella qualcosa: un vestituccio, una collana, un paio di scarpette. Una volta, e vide Zulù, le portò una medaglietta d’oro con sopra una piccola corona piena di gemme rosse. Quello era il segno più sicuro, e Zulù si persuase che Arabella era una principessa. Però gli nacque curiosità d’interrogarla; un giorno le chiese: — Dove sei nata? — Non lo so, — rispose Arabella. — E chi è la vecchia che viene a trovarti? — È Suor Lucia. — La conosci da molto tempo? — Sì. — È tua madre? — No, io non ho conosciuto mia madre. — E dov’eri prima di venir qui? — Ero in una grande città. — Zulù non chiese altro, aveva saputo abbastanza. Quando riferì ai suoi compagni le parole di Arabella tutti si convinsero che ciò che avevano pensato era vero: Arabella era una piccola principessa stregata, che attendeva laggiù il suo liberatore. — Non ve l’avevo detto io? — esclamò Pietrozzo, il più grande fra i figli di mamma Tuda. — Il primo giorno che venne in casa nostra eravamo sull’aia, ed io vidi, e tutti quelli che erano con me videro, una grande stella lucente che si distaccò dal cielo e venne a spengersi proprio sopra alla stanza dove Arabella dormiva. Non può esservi dubbio: quello era il segno della sua malìa!
— E la stella è riapparsa? — chiede Toti.
— No, non si è veduta più; ma dovrà ricomparire perchè è fatale.
— E chi potrà vederla?
— Zulù veglia tutte le notti.
— L’aspetta?
— Sì.
— E quando la stella torna, che cosa accadrà?
— Allora sapremo il segreto di Suor Lucia.