— Non prima?
— Prima no, perchè c’è l’incantamento.
— Ma Allodola ha vissuto molto tempo con mamma Tuda?
— Sì.
— E in tutto questo tempo non si seppe mai nulla?
— Lasciatemi dire. In principio Arabella era malata, e poteva camminare appena. Mamma Tuda le aveva affidato un gregge. La mattina a buon’ora le dava un pane, una fiaschetta con acqua e aceto, e la mandava fuor di casa. Fino a sera non doveva ritornare. Come avrebbe potuto reggersi per tutto il giorno? Come avrebbe potuto girare per tutti i prati e andare fino alla selva di Lucchetto e salire al Castello dove sono i pascoli? Si stancava subito, le sarebbe mancata la lena. Zulù la seguiva sempre.
Quando giungevano ai prati egli conduceva a pascolare il gregge e Arabella lo attendeva seduta sotto agli alberi. Il riposo e l’aria buona le fecero bene; dopo due mesi pareva perfettamente guarita. Allora parve che il suo nuovo stato non le desse tristezza. Divenne un’altra, e cominciò a cantare. Figli miei, c’era da starla a sentire tutto il giorno! Fu allora che la chiamarono Allodola. La chiamarono Allodola perchè aveva una voce d’oro e perchè era sempre gaia dal nascere al morir del sole. Forse aveva dimenticata la sua sorte o sperava che il liberatore giungesse. Suor Lucia andava a trovarla e le portava doni sopra doni. Anche Bocca-di-fiore se ne meravigliava, e Bocca-di-fiore non era povera come gli altri. I compagni, di giorno in giorno che passava, eran sempre più persuasi che Arabella fosse nata di sangue reale, così la guardavano con rispetto e le volevan bene perchè era buona.
— E in tutto il tempo che vissero insieme non disse mai nulla della sua vita?
— Non disse nulla; e nessuno la interrogò per rispetto.
— E non comparve mai qualcuno della sua corte?