A quando a quando dall’attiguo salottino della zia Emma gli giunge la voce stridula e sgradevole della signora Penelope, la vecchia amica del nonno. Toti giuoca in silenzio perchè non lo sentano e non lo chiamino.
La signora Penelope dice sempre le stesse cose:
— Oh che bel bambino! Come sei cresciuto! Dammi un bacio, Totarello caro, gioia mia! —
E quando lo bacia gli rimangono su le guance tanti cerchiolini lucenti, che non gli piacciono affatto.
Un giorno la signora Penelope non voleva lasciarlo in pace e se lo palleggiava come se fosse un biscotto; Toti era già annoiato di quella soverchia tenerezza, e se ne stava col broncio, allorquando, còlto da una subita idea vendicatrice, guardò fissamente la querula signora e le disse:
— Senti, Pepè, quando io sarò grande e tu sarai piccola, ti porterò sempre tanti dolci; ma tanti tanti e tanti! —
Glie lo disse, perchè la vecchia amica del nonno era avarissima e non gli aveva regalato mai neppure l’ombra di un cioccolatino.
Se lo lasciassero tranquillo, ora! Deve insegnare l’alfabeto all’elefante il quale è un po’ tardivo; deve impartire le nozioni del galateo a Beretta e Pierello, i due fantocci meccanici che non vogliono dormire nello stesso letto ed hanno imparato da papà a discutere sempre di politica, la qual cosa, come dice la zia Emma, è terribilmente noiosa; deve pensare al porcellino che vorrà uscire dalla scatola gialla....
Miss Edith, seduta alla scrivania, il naso incollato su la carta, non fa che scrivere da circa un’ora.
Quando scrive, Miss Edith somiglia Beretta allorchè, caricato, muove il capo da destra a sinistra e mette in moto il macinino da caffè. Che cosa buffa! Le persone grandi sono come i fantocci, i quali, quando cominciano a fare una cosa, continuano a farla finchè la molla non si scarica.