Una voce incerta, che giunge da un angolo buio della stanza, risponde con accento spiccatamente esotico:
— Toti, non star bene svegliare chi dorme! Io sono sonno ancora!
Un’altra risatella impertinente risponde all’esortazione della vecchia Miss; Toti è in piedi sul suo letticciuolo e non si rassegnerà a ricoricarsi. Il tempo è sereno, il primo sole lo chiama all’aperto.
Si soffrega gli occhi; trascorre una pausa.
Frattanto miss Edith ha ripreso sonno, ed ora soffia attraverso il suo gran naso; pare un mantice in azione. Che cosa avrà mai miss Edith nelle ampie fosse nasali per produrre un simile suono? Chi lo sa? Forse una piccola tromba. Molte volte gli è nato il desiderio di scrutare quel mistero, di accostarsi mentre la signorina dorme e chiuderle con un dito parte del naso per ascoltare se il suono varia e si fa più grave come avviene appunto per la sua tromba allorchè, soffiando per l’imboccatura, ne copre in parte il padiglione.
Scende dal letto pian piano; la camicia che gli arriva ai ginocchi non lo impiccia, sul tappeto i suoi passi non si avvertono, può andar sicuro; solo trattiene a stento il riso, perchè gli par così buffo ciò che sta per fare!
Ad un tratto si ferma, è giunto. La prova non può riuscire.
Miss Edith dorme col viso nascosto fra i guanciali. È tanto timida miss Edith!
Un attimo di perplessità lo trattiene; riprende poi la furtiva passeggiata col fermo proposito di rintracciare la cerbottana che miss Edith gli ha tolto la sera innanzi. Se riesce a ritrovarla, sa quale deve essere il punto preso di mira.
La gioia della nuova impresa gli fa dimenticare la prudenza; prende la corsa senza pensare agli oggetti che può incontrare sul suo cammino e, ad un tratto, il piccolo cuore gli dà un balzo: senza avvedersene, correndo, ha gettato qualcosa contro il muro, qualcosa che è andato in frantumi con subito fragore.