— Che cosa m’importa! — esclama Toti; e l’idea è già trascorsa, ha brillato un attimo, si è spenta; l’anima di un bimbo è come un seno di mare in cui l’onda succede all’onda placidamente in una dolce lucentezza, velata appena da qualche ombra di nube.
In fondo rilucono i colli, una corona azzurra; nei più vicini si vedono i profili delle case, dei castelli, le ombre nere delle selve; ma poi tutto si allontana e si fonde, trascolora azzurreggiando quanto più sale al cielo. Le estreme vette dell’Appennino si confondono alle nubi; forse lassù si apre la strada che giunge al sole.
I pioppi che fiancheggiano il prato verso levante (e pare che l’Astro sorga fra i colonnati di un tempio grandissimo) si sdoppiano per distendersi al suolo in un’ombra protettrice. I pioppi amano le voci dei nidi e quelle dei bimbi, perchè tanto le une quanto le altre hanno ugual significato per gli immobili giganti.
È tempo di primavera.
Liberi da ogni freno, i monelli si sbandano e gridano e si rincorrono passando nel sole come in un volo. Suor Lucia siede all’ombra dei pioppi e, attorno a lei, si raccolgono i più piccini ai quali deve raccontare la fiaba dello Stelo d’oro.
Rando e Celestina; Lola e Miranda; Nicoluccio, Doretta e Ciuffolo seggono in semicerchio; Suor Lucia è nel centro; fra le alte rame il sole sogguarda ad attimi con mille occhi abbaglianti. La frescura è deliziosa.
— «C’era una volta una via lunga lunga come il cielo e partiva da un capo del mondo per giungere all’altro capo e nessuno l’aveva percorsa mai tutta quanta, benchè molti vi si fossero provati. Dopo dieci, dopo venti anni tornavano vecchi senza ricordare niente di ciò che avevano veduto e delle avventure che erano toccate loro nel viaggio pauroso. Morivano senza riacquistar la parola.
»Ora partivano uomini poveri, ora principi, ora imperatori che preparavano spedizioni numerose di cavalli e di armati; ma o non tornavano, o tornavano muti e vecchi come tutti gli altri.
»In fondo alla strada infinita, custodito da ventiquattro principesse sorelle tutte vestite di seta turchina, sorgeva lo Stelo d’oro attorno al quale esse danzavano eternamente, allacciate in catena, una farandola d’amore. Chi fosse giunto allo Stelo d’oro sarebbe stato Signore del mondo e di tutti i cieli.
»Ora c’era, in un paese della terra, un povero mercante che aveva un solo figlio al quale avrebbe dato anche il suo cuore pur di vederlo contento, e il figlio di questo povero mercante si chiamava Graziolo ed era un fanciullo buono e pensoso, ed era sempre triste.