»Tutte le cure del padre non bastavano a farlo sorridere una volta; e quando il padre gli chiedeva piangendo: — Che cos’hai, Graziolo? — Il fanciullo rispondeva: — Voglio andare al mio viaggio! — Ma non tornerai più, figliuolo! — Sì, babbo, tornerò e voi sarete contento. Lasciatemi partire.

»Tanto disse e tanto fece, che un bel giorno il povero mercante pose in una bisaccia tutto il suo danaro, lo dette a Graziolo e gli disse: — Segui la tua sorte, figlio mio. Se fra cinque anni non sarai tornato, ti raggiungerò nei cieli dove vorrai attendermi. — E Graziolo rispose: — Babbo, fra cinque anni sarò con voi. La mia ventura mi guida, babbo; io parto e tornerò contento! — Si abbracciarono lungamente, e Graziolo si pose per la terribile via dalla quale nessuno era ritornato a raccontare le sue avventure.

»Il padre lo vide dileguare, si gettò in terra e pianse disperandosi. Il sole sorgeva allora....» —

La voce di Suor Lucia è lenta e grave; i monelli ascoltano con la bocca socchiusa. Qualcuno fra loro tende l’orecchio allo stormire dei pioppi, perchè i pioppi parlano, pei bimbi, e ascoltano le fiabe che ripetono poi alle stelle piccine.

Più lontano Toti, Orsetto, Anselmuccio, Giacomino, Adalgisa e tutti gli altri monelli, imitano la danza delle ventiquattro principesse sorelle attorno allo stelo d’oro e, allacciati per mano, cantano e girano in un volo di nastri, di capelli, di vesticciuole che schioccano al vento. Pare che tutta l’aria, tutta la luce s’empia di quella festosità.

— Giro giro tondo

Cavallo imperatore

Cavallo d’argento

Che costa cinquecento.

Cento cinquanta