— Hai veduto mai Mamù, l’orco?

— Non l’ho veduto mai, l’ho sentito. —

I tre monelli si guardano; i loro occhi si aprono smisuratamente.

— Dove l’hai sentito? — chiede Toti.

— Una notte, nella selva di Ladino. Ero salito sopra una rovere, non si vedeva una stella; tutto era buio. Mi ero seduto su tre rami incrociati e stavo per addormentarmi allorchè sento gli alberi sibilare come se si fosse levato un gran vento; ma il vento non tirava; allora mi alzo e sto in orecchio. Che cosa sarà? sarà il tasso? no, perchè non può fare tanto rumore; sarà il lupo? nemmeno. Io conosco bene il lupo; mi è passato vicino anche di notte; il lupo si avverte appena, cammina fiutando, e quando sente qualcuno va a passi radi. E il fracasso si avvicinava proprio come fa la grandine di estate. Allora pensai che la vecchia della valle, nonna Simona, mi aveva detto che Mamù era come la tempesta, quando gira per il mondo, e non ebbi più dubbio.

— Ti vide?

— Io non lo so, perchè quando sentii crescere il rumore chiusi gli occhi e mi rimpiattai fra i rami come uno scoiattolo. Appena riaprii gli occhi, tutto era finito. Fu come un baleno.

— E dopo, non l’hai incontrato più?

— Dopo ho preso le mie precauzioni. Sono tornato da nonna Simona, ed ho avuto da lei il rimedio per non essere veduto mai più dall’orco.

— Qual è questo rimedio? — chiedono ad una voce Orsetto e Marinella. Zulù si stringe nelle spalle e fa segno di non poter rispondere. Toti sorride con aria di incredulità, si sente superiore ai compagni. Egli sa che sono tutte fole inutili e dannose quelle degli orchi e delle streghe; Miss Edith e la zia Emma glie lo hanno ripetuto tante volte che ormai, su questo punto di fede, ha la coscienza sicura e tranquilla. Non bisogna allettare la mente dei fanciulli con inutili fantasie, con creazioni mostruose e inverosimili, conviene raccontare unicamente la verità, la verità pura e semplice.