Il ragionamento che Toti viene facendo in silenzio fa sì ch’egli continui a sorridere anche quando i compagni gli levano gli occhi in volto:

— Perchè ridi? — gli chiede Marinella.

Toti inarca le ciglia, assume un tono indifferente, alza un poco una spalla e risponde:

— Ma che vuoi?! Mi stupisce vedere come tu creda a ciò che racconta Zulù.

— E perchè ti stupisce?

— Perchè l’orco è una sciocchezza! —

Tutti tacciono. Toti si pente del suo ardimento perchè il sole si è nascosto e le ombre discendono con rapidità; egli non crede all’orco, ma il buio è un cattivo consigliere. Inoltre la strada che debbono percorrere è lunga ed è attraversata da un torrentello e da una spessa macchia, punti solitari e abbandonati dove, non si sa mai, si potrebbe incontrare anche il lupo mannaro e quello non è ben sicuro che non esista.

— Dunque — riprende Zulù a voce bassa — tu non credi neppure alla Casa Lucente?

— Non so che cosa sia — risponde Toti.

— La Casa Lucente sorge su la più alta cima di un monte lontano lontano, ed è sempre circondata da nubi d’argento. Ha i culmini d’oro, i muri ricoperti di pietre preziose. Le si apre dinanzi un grande portico di adamante e le sorgono ai lati due torri di rubini e di smeraldi che rilucono per tutto il mondo. Nessuno conosce la strada che vi conduce. Chi si è provato a raggiunger la cima del monte altissimo non è tornato più. Solo la Vecchia della valle sa il segreto che può condurre alla vetta del monte; ma fino ad ora non l’ha confidato nemmeno all’aria.