— Vi accompagnerò.

— Benissimo! — grida Marinella. — Andremo alla Casa Lucente! Io mi riempirò il grembiale di brillanti, e tu? — chiede rivolgendosi ad Orsetto.

— Io prenderò la mazza del comando.

— Per farti imperatore! — riprende Marinella ridendo. — Ed io farò la regina, la bella regina tutta vestita di seta, e porterò i brillanti sui capelli e avrò duemila servitori, cento dame di palazzo, diecimila cavalli, cinquanta berline e una reggia d’oro e una bambola di cioccolata e tutti i dolci che sono sulla terra! Dio, come sarò contenta!

L’animazione delle tre anime bambine cresce a dismisura; esse vedono già, gustano il tesoro straordinario; quella loro fantasia le fa gioire più del possesso reale; se tanto avessero realmente, forse cercherebbero il poco quale sorgente inaudita di gioia. Zulù tace. Il suo viso oscuro pare sofferente, gli occhi neri e lucentissimi e grandi, come due strane gemme, guardano lontano alle sommità più ardite e si animano di guizzi violenti. L’anima dardeggia da quegli occhi aperti nei cieli altissimi, raggiunge, supera il volo delle aquile, si lancia fremente, cupa ed insaziata alla sua conquista.

La sera discende.

— Allora — riprende Toti — ci troveremo in casa di Carciofo, come l’ultima volta. —

Zulù assente.

— E ora dove andrai?

— Nella selva — risponde Zulù che fa per avviarsi.