— Dammi prima il porcospino. Aspetta, lo metteremo nel fazzoletto.

L’operazione è compita con ogni cautela; i capi sono legati a doppio nodo e stretti quanto più si può, perchè la piccola bestia non debba fuggire. Frattanto Zulù salta un cespuglio e si allontana leggermente, sollevando appena un fruscìo.

— Scusa, che cosa mangia il porcospino? — grida ancora Toti.

— Le vipere, — risponde Zulù senza rivolgersi. È scomparso dietro una grande rovere, ricompare più lontano fra l’ombra più spessa, procede a balzi, i fanciulli lo guardano meravigliati ed hanno una grande voglia di richiamarlo, perchè sentono che qualcosa che dava loro molto coraggio si allontana con lui. Rieccolo più in alto, è come un fantasma, si scorge appena; si inerpica leggero, il lupo non ha maggiore agilità. Ecco l’ultimo guizzo, si ode un lieve scricchiolìo di rami infranti, e non si vede più. Si è internato nel folto come le volpi, come gli scoiattoli rossigni.

— Le vipere? — riprende Toti, che ritorna col pensiero al suo riccio. Vorrebbe richiamare Zulù, ma ormai è inutile; poi nello stesso tempo una voce acuta e prolungata giunge dall’altra costa del monte.

— Andiamo, andiamo, ci chiamano! — sussurra Orsetto.

Toti si avvia di corsa, e i compagni gli tengon dietro. Il sentiero si perde nel buio della valle.

— Per di qua! — grida Orsetto.

— No, per di qua! — riprende Toti.