— Quando avrete finito il cómpito potrete andare in giardino; ma prima, no! —
Ed ora si è sporcato tutte le mani con l’inchiostro, ha disegnato una fila interminata di soldati, di uomini con la pipa, di cavalli e di elefanti, ma un’idea non gli è venuta ancora. I cómpiti che gli dà la zia Emma sono, a volte, tanto curiosi! Che cosa si può scrivere mai?
Rilegge il tema: Scrivere al babbo ringraziandolo per il bel regalo che vi ha fatto.
Ma il babbo, proprio in quei giorni, non gli ha fatto alcun regalo, di che cosa deve ringraziarlo adunque? Forse di quelli che gli farà. Saranno molto lontani probabilmente, perchè Suor Lucia ha raccontato la spedizione alla selva dei Gioghi ed il signor papà è inquietissimo.
Si stringe la fronte fra le mani, si concentra e scrive: Caro babbo... virgola e a capo. Poi? Ecco un’idea: — Ti ringrazio del bel dono che mi hai mandato e ne sono contentissimo e ti ringrazio del bel dono che mi hai mandato.... — Mio Dio! Ma quanto è difficile dire ciò che non si sente! Perchè infliggere un tale supplizio ad una povera creatura che non ha fatto male a nessuno?
Leva gli occhi verso la finestra aperta e vede rifulgere nel sole un gran cespo di lilla in fiore e pensa ai colchici che fioriscono d’autunno; hanno lo stesso colore. A Villanova ci sono dei prati immensi e di autunno si vestono di lilla per i piccoli gigli del freddo che spuntano a fior di terra sopra uno stelo esilissimo. Quando tornerà mai ai prati di Villanova? Bocca-di-fiore lo attende; andranno a caccia dei pettirossi nelle mattine lucenti di brina, quando tutte le siepi e tutti gli alberi sfoggiano immensi diademi.
La zia Emma attraversa la camera; Toti si riscuote, fissa di nuovo il foglio di carta bianca che gli sta innanzi e si concentra tanto che, poco alla volta, gli si chiudono gli occhi. Si addormenterebbe senz’altro, se Miss Edith non lo risvegliasse con uno di quei suoi piccoli versi incomprensibili, che vogliono dire tante cose!
È sempre all’erta la sua buona signorina! Lo sorveglia con mille occhi senza abbandonarlo un attimo; pronta, paziente, tenace e tranquilla come una macchina di estrema esattezza.
Davvero un’ossessione! Come si fa a non avere una sola volta l’allegra volontà di saltare sopra un tavolino o di prendere una seggiola a scapaccioni? Per questo Miss Edith è sempre un punto oscuro e Toti la guarda con molto rispetto ma con la curiosità meravigliata che destano nei fanciulli gli oggetti complicati e incomprensibili.
E ricompare il tema. Gli occhi si sono chinati per caso su la carta e si rialzano un pochetto oscurati. Ecco un dovere! Toti si domanda perchè mai lo stesso dovere non debba essere compiuto dal nonno, dal babbo o dalla zia Emma; no, tutti i doveri toccano sempre a lui perchè è il più piccino. È forse giusto tutto ciò?