Ricomincia. Questa volta l’idea è venuta per davvero e scrive con tutta sicurezza:
Caro babbo,
La zia Emma mi dice che hai intenzione di farmi un regalo e te ne ringrazio. Siccome il mio elefante ha perduto la proboscide e tre gambe, farai bene se vorrai regalarmi una pantera.
Un bacio dal tuo Toti.
Piega il foglio, batte le mani e, dopo aver dato a Miss Edith una spiegazione sommaria del fatto compiuto, fugge in giardino.
Carciofo deve aspettarlo, perchè il giorno prima gli ha dato un appuntamento al quale non mancherà. Carciofo è puntuale.
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Tommaso, il cocchiere, ha un figlio che si chiama Adalberto, e che, per la sua struttura tozza e per essere alquanto spinoso, è stato ribattezzato Carciofo.
Di tanto in tanto Carciofo compare nella scuderia per aiutare il padre e, quando non deve andare a scuola, si trattiene gran parte della giornata adducendo varie scuse alla sua permanenza. C’è tanto da fare! Ma in verità non è il lavoro che lo inciti a restare, bensì l’amenità del luogo.
Le scuderie si aprono nell’estrema parte del vastissimo giardino e sono cinte da alberi grandi e il laghetto viene a morire ai loro piedi. Soltanto per guardare, può impiegarsi benissimo tutta una giornata. Carciofo ha lo spirito contemplativo e non si stanca di ammirare il piccolo lago e le oche, le quali sembrano tanti orciuoli naviganti. Quando Tommaso deve andarsene dice a Carciofo: