— Finite di pulire le stalle; quando ritorno il lavoro deve esser terminato. Non fate rumore, non disturbate il signorino e lasciate in pace le oche. —

Carciofo promette solennemente di osservare i comandamenti paterni; ma non appena Tommaso si è allontanato esce a sedersi su la porta delle stalle e guarda. Le oche passano e ripassano sul laghetto; ce n’è una che dirige la passeggiata, le altre la seguono senza sbandarsi. E sono tanto serie! Carciofo ha osservato che la gente di grande importanza ha la stessa serietà.

Toti molte volte va a salutare Gaetanino, il suo poney, e così incontra Carciofo che lo guarda senza parlare e se ne sta tutto accosciato e sembra pieno di vergogna. Nei primi giorni Toti non osserva Carciofo, poi lo punge la curiosità. Chi sarà quel signore? E perchè se ne sta sempre assorto e non gli augura neppure il buon giorno?

Una volta che è uscito di casa un poco indispettito per una lunga paternale fattagli dalla zia Emma, si ferma di botto innanzi al placido ammiratore delle oche e gli chiede: — Chi sei?

— Io sono Carciofo, — risponde l’interloquito.

— E di chi sei figlio?

— Sono figlio di Tommaso.

— Il mio cocchiere?

— Sì, signorino.

— Io mi chiamo Toti.