— Certo, se volete.

— Sì sì, io lo voglio. —

In breve diventano amicissimi; si trovano tutti i giorni al laghetto delle oche e formulano le più strane imprese, i propositi più arditi.

Carciofo è un ragazzo meditativo e violento, e per queste sue peculiari qualità che lo rendono secondo i casi, solitario come un rospo o pungente come un istrice, ha pochissimi amici. Egli sogna di possedere il mantello di Leombruno col quale potrebbe entrare a gran galoppo nel regno dello straordinario e sogna imprese eroiche, atti di sovrumano coraggio per i quali prova una spiccata tendenza sentimentale. Quando rimane per ore ed ore intento ad osservare le evoluzioni delle oche, la sua fantasia è assente e l’anima con lei. Gli si presenta allora il chiaro specchio delle imprese che vorrebbe compiere, e vede gli atteggiamenti ed ode le parole grate delle vittime ch’egli trae a salvamento e gli urli della folla frenetica che lo applaude; è sì intensa la figurazione, che non di rado gli occhi gli si empiono di lacrime silenziose, le quali imperlano un attimo le ciglia e traboccano dileguando. Carciofo ha il cuore di un paladino, e attende l’occasione per mezzo della quale la sua anima eroica possa rivelarsi agli uomini.

Toti lo ama e a volte lo ascolta parlare con ammirazione.

— Dunque tu non avresti paura di niente?

— Se si trattasse di salvare un uomo io mi butterei nel fuoco! — risponde Carciofo.

— Dici davvero?

— Lo farei! —

Basta! Toti non replica; il tono della voce è decisivo; Carciofo lo farebbe certamente. Quando Marinella lo sentirà parlare così, gli getterà le braccia al collo, perchè Marinella è sempre eccessiva, cosa che contrarierebbe assai miss Edith. Frattanto Toti si serve di Carciofo per avvicinare Zulù, il figlio di una lupa.