— Voleva parlarti di....

— Basta!

E questa volta anche Assunta Rosa tacque. Guardò Pietro Aresu in tralice. Riprese il sentiero fra le aiuole.

— Per me, potresti morir di silenzio! — brontolò.

Due volte ancora si volse e ristette in forse se ritentare la prova, ma ambo le volte scrollò il capo, sfiduciata.

Scomparve fra le macchie, vicino alla casa, e tutto fu quieto.

Pietro Aresu continuava l’opera sua ritmica, in pace.

Il sole radente discendeva dietro due grandi roveri e un muro di cinta. Lo aveva in faccia, come uno specchio. E il tramonto distendeva nell’aria il suo velo di ametista. C’era, alle soglie del cielo, una soavità accorante.

Il vecchio non levò il volto. Voleva compiere l’opera che si era prefissa, curvo sul suo solco, oltre il morir del sole.

E taceva, grande e nero contro l’irradiato cielo, in un campo di bagliore spoglio di rami e di mura, allorchè udì nell’orto di Giovanni Arbìa un sussurrare improvviso, poi una voce si levò chiara e chiamò: