Quel monello era entrato per tramutare ogni cosa. Aveva detto:
— Voglio che tutto sia sole!
E tutto era diventato sole, miracolosamente. Le piccole cose e le grandi, tutto quanto il mondo delle cose e delle anime.
La vita si era moltiplicata e Pietro Aresu lo sentiva. Sul suo volto grave era ritornato il sorriso. Già, il nipote pareva il ritratto del nonno! Lo stesso capo folto di capelli ricciuti, la stessa fronte severa e serena, gli stessi occhi vivacissimi. Un miracolo. C’era, nel salotto, un vecchio dagherrotipo che Pietro Aresu si era fatto a diciotto anni ed era tanta la somiglianza che Assunta Rosa, a volte, si fermava perplessa per domandarsi:
— E se gli somigliasse anche....
E quando le nasceva tale dubbio si eclissava nella chiesa più prossima per un giorno intiero.
In casa la cercavano invano.
— Dov’è Assunta Rosa?
— Dov’è la zia?
Rispondeva in sua vece la domestica: