Si udì un urlo roco, e un altr’urlo più lontano. Apparve una fumata. I dispersi avvertirono un fruscio alle loro spalle mentre gli inesplicabili compagni non si muovevano più dall’alta duna.
Anche Amendoli aveva spenta la voce e l’orgasmo improvviso. Ancora non si spiegava la ragione di tale sosta. Ma avvenne allora ciò che non si sarebbe atteso giammai. Vide, trasognando, i due bersaglieri prender la mira contro di loro e sparare e precipitar giù dalla duna, di schianto.
Cartesi aveva preveduto tutto, e in quel che pareva impietrire nell’attesa, aveva risolta l’azione; anche gli era apparso un segno che, riaccesa tutta la sua vigoria, lo aveva fatto conscio di una possibilità inattesa. Gridò ad Amendoli:
— Non sparare!
E si gettò giù per la sottostante fossa a gran corsa. Gridò ancora:
— Presto! Presto!
Ma Amendoli gli era ai fianchi. Seguirono l’avvallamento, pratici del favore dei luoghi e riudirono il trepestìo alle loro spalle. Un urlìo si levò nell’alba.
Tentavano accerchiarli.
— Ci hanno presi!
— No, — ruggì Cartesi. — No!