— La vedremo!
I piccini avevano approfittato dal battibecco per picchiar sodo su la tavola con i cucchiai. Clotilde li redarguì.
Giovanni disse:
— Con la calma si accomoderà tutto!
— Ma che calma! — urlò Giorgio.
— Ha ragione! — dissero in coro Livio, Cesare e Umberto.
— È una guerra ingiusta!... Io non mi sento di andare ad ammazzar gli altri in casa loro. Che direste se qualcuno entrasse qui e volesse mandarvi via? Si farebbe a mori e ammazza per difender la roba nostra e avremmo ragione! Così l’hanno loro. No, io non parto, e se tutti pensassero come me e se non ci fossero degli imbecilli, vedreste la bella sorpresa!... Altro che patria e patria!... La patria è dove si mangia!...
— Ha ragione!... — ripeterono il fratello e i due cugini. — Ha ragione! — Ed essi pure aggiunsero una grossa bestemmia alle innumerevoli delle quali Giorgio, il buon comiziatore, aveva infarcita la sonante discorsa.
I bimbi avevano levato il capo di su, la tavola e stavano ad ascoltare, edificati.
— Mi pare che potreste fare a meno di bestemmiare! — mormorò Clotilde che ancora sentiva un lontano pudore della sua fede semispenta.