Meglio è radicarsi alla terra antica ed essere la nuova pianta della selva sacra, dalla quale parlarono già le prime voci degli uomini e degli Iddii, e conoscer le virtù della stirpe sì che la tua forza e la tua ansia profonda ne siano rinsaldate.
V’è un’ombra smisurata alla quale non farai fronte da solo se ben non t’impianti e ciò che più solo ti appare, più profondamente si radica nel suo popolo.
Così io ho inteso il tuo amore, babbo, e per questo è tua la prima fatica che valga al mio fine.
E con te è di tutti coloro che su la terra e sul mare hanno rinnovato questa Primavera Sacra. Ed ai vivi ed ai morti e alla magnifica masnada giovanile e al cuore dei Condottieri la voglio dedicata.
Per ricordare.
“Il coraggio è di tutti i popoli, ma l’eroismo è solo di quelli che debbono vincere.„
Alfredo Oriani, Fino a Dogali.
Cominciammo con uomini che si avventuravano soli per le terre dell’Africa oscura, soli ed indifesi ma temprati al sacrificio e alla morte per condurre innanzi con la loro volontà il Destino della patria.
Morirono disperando. Non seppero e non videro forse che una generazione non lontana avrebbe raccolto i loro nomi per iscriverli nel martirologio della stirpe. Forse giacciono tuttavia lungo le piste carovaniere, pei deserti.
Pellegrino Matteucci, Antonio Cecchi, Giulietti, Bisleri, Chiarini, Bianchi, Diana, Monari: ecco i pionieri autoctoni.