E un’altra volta ancora ch’egli veniva sotto la stella del crepuscolo, solo, e la terra languiva nella frescura della sera trascorrendo il luglio. Ella era seduta al margine di un campo di trifoglio tutto fiorito, fra un silenzioso aliare di farfalle. La volta stellare era color delle viole con qualche venatura rosa e una dolcezza di amaranto sul gorgo chiuso contro la morte del sole. Non pensava, godeva la frescura, ascoltava i campani delle greggi che ritornavano dai pascoli marini, e il fiorire di un angelus nel cuor della sera.

E Giorgio, era giovinetto allora, veniva su per la viottola erbita con passo leggero e gli brillava sul capo la stella del pastore. Egli le disse qualcosa che non ricordava, poi si fermò a sorridere.

Nulla più; ma l’amore getta un seme e scompare e dopo tanti anni ritorna!

Ma ancora ella non sapeva di essere innamorata; credeva che la pena di lei sorgesse da un po’ di rimorso, dall’aver aggiunta la sua volontà a quella del Vecchio, dall’aver colpito il giovine con una parola che non si perdona. E quando le sorgeva tale ultimo dubbio era colta da uno smarrimento di tutto l’essere. E se Giorgio non le avesse parlato mai più? Se non le avesse saputo perdonare l’insulto atroce? Così nasceva il suo amore e per tale contrasto dalla fanciulla ignara sorgeva la donna che soffre.

Il solicello era già fra le rame dispoglie. I biolchi ed i pastori erano usciti dietro le mandre e le greggi con le loro lunghe aste e i vincigli. La corte era deserta. Uscirono Lauretta e Lucio, i due bimbi di Carlotta; si fermarono al sole, sotto i porticati dei magazzini, in un angolo. Li udì parlucchiare, poi non li udì più.

Discese. Il Vecchio le aveva detto, la sera innanzi, che sarebbe ritornato più presto quel giorno ed ella pensò di andare all’incontro e di giungere oltre la chiesa, fino ai tre canali. Uscì dal portone su la viottola; non vide nessuno nè in casa nè fuori. Camminò piano piano lungo le prode dei fossi, e le siepi non avevano più se non qualche rada foglia e qualche boccilano. Si vedevano i campi senza più confine, fino alle lande. Delle belle canape stellari neppure il ricordo. Erano nati i nuovi grani: un piccolo, rado verde fra le terre nere.

Giunse alla chiesa, l’oltrepassò. Camminava guardando le prode e gli ultimi fiori delle margherite. Un piccolo prato contro una vecchia villa abbandonata era tutto fiorito dai gigli del freddo.

Poi udì il trotto di un cavallo e levò il capo. Era il Vecchio. Si fermò ad attenderlo. Lo vide gestire ma non intese che volesse. Quando le fu vicino si accorse che aveva gli occhi radiosi.

— Che diresti, se avessi una bella cosa per te?

Ella arrossì dalla gioia ma ancora non azzardò sperare.