Fortunata ripiegò la lettera che nascose fra le vesti, sul seno. Poi riudirono l’invocazione del povero:
— Fate la santa carità, creature di Dio!
E il coltrone si appesantì su l’ombra.
Quella sera pregarono più fervidamente, inchine su lo stesso inginocchiatoio, innanzi a un altare propiziato da una lampada scialba. Nè l’una si addiede dell’altra, nè scambiaron parole sommesse come solevano a quando a quando, fra una prece e l’altra, sì come un pensiero estraneo irrompeva subitamente a turbare il santo raccoglimento.
Non seppero di cose umane se non quella che premeva loro sul cuore giganteggiando ed oltre quella fu lo spazio e la gloria di Dio.
Nè le scarne ginocchia provarono stanchezza per la lunga ora della sosta. La sera era morta ed esse erano ancora su la panca antica, innanzi al solitario altare; erano nate tutte le stelle nella gran notte e le nonne sognavano e pregavano senza mutar parola, sperdute nella immensità divina. Senonchè quel che di più dolcemente umano animava il loro mondo pallido di anime stanche, si univa all’immagine di Dio e come nasce il canto per l’umida serenità del mattino, nasceva la ricordanza dall’anima memore.
Ed esse si vedevano sole: Concetta e Pasquina, e già era trascorso il tempo di sperare, chè ogni anno accresceva il carico grave e giovinezza era lontana. Aspettavano di morire solamente. Una scialba inerzia era sul mondo e sul cuore degli uomini; non v’era intorno che un fiacco abbandono.
A quando a quando le campane suonavano a morto e la voce triste correva di casa in casa e si faceva un nome. Un altro di quelli che erano stati giovani con loro aveva compiuto il transito. E pareva morisse così anche il ricordo di tutto il palpitare e del combattere e del vivere d’ardore dei giorni purpurei dei trionfi.
Il mondo era sempre più squallido, impoverito come la terra abbandonata.
Si vedevan più di rado. Nonna Fortunata andava a cercarle a quando a quando per condurle con sè o in chiesa o negli orti, ma esse pregavano Iddio che le togliesse dal mondo. Erano vecchie, sgagliardite e nessuno era intorno alla loro madia. Ma un giorno nonna Fortunata andò a loro col viso acceso di gaiezza e come le vide, disse: