Come il vento parve forzasse da poppa, Paròn Zorzi gridò:

— Issa! Issa!

Titta-Nane e Bepi s’attaccarono alle corde della vela maestra, che si levò contro il cielo.

Annottava. C’era per l’aria, sotto la prima stella, un colore di vene e di ametiste, un color vago, trasfuso di gamma in gamma e come una cintura d’acciaio brunito fasciava l’estremo limite del cielo.

Aperta che fu la gran vela nera, la tartana scivolò al suo viaggio per il mare taciturno.

Governava al timone Paròn Zorzi. La terra si perdeva co’ suoi lumi scialbi.

Eran sette a bordo: il mozzo, il murrachin e i quattro figli di Paròn Zorzi. Nascevan le prime costellazioni.

Quando apparve la stella incatenata, il vecchio levò il capo a misurare con sicura certezza la via da seguire e fatto ch’ebbe il calcolo e tracciata l’ideal scìa dal cielo al confine del mare piegò la prora a levante ad un nuovo segno di stelle, poi chiamò:

— Fortunato?

Alla voce uscì dalla stiva un giovane in capelli, diritto come l’antenna maestra. Domandò: