No.... Zorzi! Son vegnù anca mi! Volevo vendicar mio pare!...

Non chiesero più. Ora capivan le rapide peste nella notte, dietro il loro cammino.

Il fanciullo li aveva salvati dall’agguato per compiere la sua vendetta. E andaron con due carichi alla loro tartana, e nessuno li vide e li fermò.

Ma quando furon tese le vele, quando l’alba che sbianca innamorando d’amore, dolce di tutta freschezza, fu su la soglia del levante; quando la scìa si riaprì sul mare illuminato, ecco che apparver le navi, le navi d’Italia, nell’alba!

Allora il cuore dei raminghi tremò. Un gran brivido li scosse, un gran singulto.

Ritti di un balzo su la prora, tutti cinque su l’alta prora, si protesero urlando, acclamando, folli di gioia e l’anima loro era di sole.

Ma ancora udirono una voce; ancora un’invocazione giunse loro nel supremo orgoglio che li ingrandiva:

— Feme veder.... compagni.... feme veder!...

Era il morituro che implorava.

Discesero, lo tolser fra le braccia, lo levaron alto nella novella luce contro la superba visione e un guizzo illuminò quegli occhi di moribondo, un grido eruppe dal suo petto finchè il capo non si reclinò nella morte.