Scrissi nuovamente all'Agata annunziandole l'indispensabile ritardo, pregandola d'aver pazienza, perchè gli operai non sono sempre esatti nella consegna dei loro lavori.

Intanto io andavo sollecitando le commissioni, mentre Veronica conduceva la Giuseppina a spasso e a fare le spese minute.

Le ore che mi restavano libere girovagavo per la città visitando le strade nuove, o passeggiando negli antichi quartieri per rammentarmi le cose vecchie. Poi andavo a riposarmi sul canapè della mia cameretta, e colà ricostruivo la passata gioventù. L'inveterata abitudine d'affacciarmi alla finestra mi vi spingeva sovente senza pensarci; l'affetto per l'Agata e la paura della contessa mi allontanavano, la curiosità di contemplare sul volto della vedovella le modificazioni prodotte dagli anni e dalle prove della vita mi veniva contrastata dal timore di compromettermi, e mi pareva debolezza tanto il cedere quanto il resistere, perciò i miei brevi riposi venivano paralizzati da una continua lotta, e quei giorni passati a Milano dopo una lunga assenza, che avrebbero dovuto formare la mia delizia, furono invece un continuo tormento. Non volendo espormi ad un'imprudenza, cadevo in una sguaiataggine: tutto mi faceva ombra, ogni accidente mi si presentava come un pericolo.

Quando udivo aprire una finestra del palazzo Brisnago, io chiudeva rapidamente le gelosie; quando vedevo un movimento dietro le invetriate, mi ritiravo in fretta abbassando le tendine; era una pantomima continua, che poteva dare negli occhi e suscitare sospetti.

O non sarebbe stato meglio abbandonare addirittura la finestra?...

È più facile il dire che il fare: e dice anche il proverbio che la lingua batte dove il dente duole. Chi si propone di non rivolgere lo sguardo ad un oggetto qualunque, si trova spinto dalla parte vietata con irresistibile impulso. Ignoro il nome di quella forza arcana che mi faceva roteare nello spazio, ma è positivo ch'io mi trovavo nell'identica condizione di un pianeta che gira intorno a due stelle.

Per determinare la mia orbita bisognerebbe calcolare le forze complesse che lottavano fra loro. Io amavo l'Agata sinceramente, essa aveva tutto il vantaggio dell'attrazione e tutto il danno della distanza, la contessa Savina perdeva nell'attrazione in forza della mia onestà, ma la distanza quasi nulla che mi divideva da lei le dava un grande vantaggio. E credo che, se l'uomo fosse costretto di subire le leggi che trascinano gli astri, io sarei caduto come un bolide nel palazzo Brisnago.

Per buona sorte non fu così, ed anche per quella volta la profezia di mia moglie non si è avverata; il creditore fuggiva la debitrice morosa, la quale forse, come molti debitori, non aveva nessuna volontà di pagare.

È però vero altresì che finchè vivono i debitori, e finchè sono solventi, non è tolta la possibilità di riscuotere, quantunque certe partite, che passano agli arretrati, vadano scemando di continuo il valore.

Avendo finalmente collocata la figliuola in collegio, mi decisi di partire immediatamente per la Valtellina, sollecitato anche da lettere pressanti dell'Agata, che mi annunziavano un progressivo peggioramento nella salute di suo padre.