E la Veronica si mise a parlarmi di mia moglie, del suo desiderio di conoscerla, e non finiva mai di farmi gli elogi della bambina. Io la ringraziai della sua costante affezione e dei regalucci che non mancava di mandarmi ogni anno cogliendo l'occasione del viaggio dello zio quando recavasi ai bagni, ed ella, per sottrarsi alla dimostrazione della mia gratitudine, si ritirò, col pretesto d'apparecchiare la colazione.

Rimasto solo, incominciai a rimuginare le cose udite, considerando gli effetti fatali d'una inclinazione giovanile, che, quantunque soffocata in germe, continuava a far sentire il suo influsso sulla esistenza di due persone. E mi proposi d'evitare con ogni cura un simile destino a mia figlia chiudendola per tempo in collegio, e riservandomi a sorvegliarla attentamente al suo ritorno in famiglia. Intanto doveva pensare a sorvegliare seriamente me stesso, per evitare, non pericoli impossibili, ma le occasioni più innocenti che potessero offrire il benchè minimo pretesto alla cieca gelosia di mia moglie. E pensavo con raccapriccio a quel momento terribile nel quale sarei costretto di raccontarle la impreveduta ricomparsa della contessa Savina davanti la famosa finestra!

La infelicità del suo matrimonio verrà attribuita certamente alla sua inclinazione per me, la sua vedovanza le darà indizio d'imminente pericolo, il suo ritorno alla casa paterna verrà interpretato come un'insidia, la sua innocente ricomparsa come un tentativo di seduzione. E troverà le prove evidenti di tutto!... Se le racconto questi fatti, dirà che non posso tacere nemmeno con lei di ciò che mi trabocca dal cuore; se non gliene parlo, quando li sentirà raccontare dagli altri, dirà che il mio silenzio rivela la colpa!...

Che fare in posizione così imbarazzante?... questo mi pareva un problema più insolubile della quadratura del circolo!

Incominciai allora a fantasticare sulle probabilità compromettenti: per esempio, se realmente la contessa mi amasse davvero?... e rimpiangesse gli anni giovanili, e disingannata della vita positiva volesse ritentare un affetto sincero?... Se per vendicarsi dei pregiudizii sociali che la condannarono ad un'unione forzata, volesse reclamare i diritti naturali che ci spingono nelle braccia dell'amore spontaneo?

Chi sa!... forse essa deplora di non aver corrisposto alla mia dimostrazione d'affetto!... forse mia moglie ha ragione, e i suoi presentimenti non l'ingannano!... forse la contessa Savina desidera restituirmi il mio bacio!...

Sarei quasi curioso di farne il tentativo, io pensava fra me, e questa non sarebbe una colpa d'amore, ma una vendetta!... Essa ha rinnegato il mio amore per orgoglio, quando era libera d'accettarlo. Io ho diritto di dirle: — vedi? il tuo rifiuto ti rese infelice!... te ne penti ora? — Sì, me ne pento, ed eccoti un bacio!... — Ebbene, io risponderei, questa volta sono io che non l'accetto, non sono più libero, e riprendi il tuo bacio... e che tutto sia finito!... Se facessi così!... e andavo scrutando se un bacio possa considerarsi sempre come una colpa... e mi pareva di no. E cavillando sull'argomento, mi andavo persuadendo esservi baci che non costituiscono un'infedeltà, e peroravo col calore e l'eloquenza di un avvocato il quale si sforza di dimostrare che vi sono assassini galantuomini, e che si può anche ammazzare un uomo senza essere colpevoli d'omicidio, o almeno almeno con circostanze attenuanti... e aspettavo la sentenza del giudice.... Questa volta il giudice era la mia coscienza... ed essa con voce severa mi diceva: — sei pazzo!... tu mediti un tradimento. Gli assassini sono sempre assassini... e i baci sempre baci... talvolta più pericolosi degli assassini!...

E in quel punto mi rammentavo d'aver promesso davanti l'altare d'essere fedele a mia moglie, e poi avevo giurato sulla medaglia di mia madre, e sulla vita di mia figlia, di mantenere la promessa. Mio Dio!... la vita di mia figlia!... al solo pensiero di esporre ad un pericolo la vita della mia creatura, di attirare la vendetta del cielo sul suo capo innocente, di colpire con una colpa due vite in una volta... perchè l'Agata sarebbe morta se avesse perduta la Giuseppina!.., mi si dirizzarono i capelli sulla fronte, mi sentii i brividi della febbre.... Corsi tutto ansante nella stanza della bambina che terminava di vestirsi, mi parve di vedere l'Agata col suo sorriso e il suo sguardo, le baciai teneramente la fronte, e sentii che la coscienza soddisfatta mi rendeva forte contro ogni pericolo.

Rientrato nella mia stanza, scrissi una lettera affettuosa a mia moglie, nella quale le parlava del viaggio, della nostra bambina, e del desiderio di ritornare nel mio nido tranquillo... e felice!

Quel giorno mi recai al collegio in compagnia di mio zio, e, prese le debite informazioni, venni a sapere che, mancando molti oggetti necessarii al completo corredo dell'educanda, era costretto di trattenermi a Milano più di quanto avrei desiderato.