Il dottore mi avvertì che ogni speranza di salvare il signor Nicola era perduta, l'Agata non abbandonava più la camera dell'infermo, nè il giorno nè la notte, prodigandogli le cure più affettuose insieme alla madre.

Una mattina egli volle ricevere i sacramenti, circondato da tutti i suoi cari. Sono momenti solenni, che si scolpiscono indelebilmente nella memoria.

Eravamo tutti inginocchiati intorno al suo letto, le lagrime ci offuscavano la vista, e quando il sacerdote uscì dalla stanza, il moribondo ci chiamò da vicino, e con voce fioca ed interrotta pronunciò poche parole d'addio:

— Sono rassegnato... — ci disse, — quantunque mi dolga lasciarvi, per non vedervi più sulla terra... vi ho sempre amati teneramente... ero felice con voi.... Giovanna, perdona il mio carattere e ricordati il mio cuore.... Daniele, ti raccomando mia moglie... e l'Agata... sii fedele... e vogliatevi bene. Agata, tu fosti sempre la delizia della mia vita... tu parlerai alla nostra bambina del suo povero nonno... Vivete in famiglia uniti, e modestamente... sarete felici.... Io vi benedico tutti... e spero di rivedervi nell'eternità....

Poco dopo entrò nell'agonia, che pareva un'estasi consolata da soavi visioni. Sulla sera, quando l'ultimo raggio del sole illuminava il suo pallido volto, spirò tranquillamente, come un fanciullo che s'addormenta.

Tutto il villaggio seguì la bara che trasportava al cimitero le spoglie mortali del buon padre di famiglia. Alcuni devoti cantavano le preci dei morti con aria distratta, ma il mio caro Bitto seguiva il corteo in attitudine di profonda tristezza.

Il testamento nominava l'Agata erede di tutta la sostanza, assicurava alla vedova una rendita vitalizia, destinava a me l'orologio del defunto in ricordo, e fissava alcuni piccoli legati a parenti lontani e ai domestici.

L'eredità risultò superiore di molto a quello che lasciavano supporre i semplici costumi conservati da mio suocero nella famiglia. Eravamo ricchi, e siccome l'amministrazione della sostanza richiedeva le assidue mie cure, rinunziai alla scuola, e appigionato il casino al maestro mio successore, fissammo la nostra dimora in casa Bruni, insieme colla vedova.

Se fui arcicontento di sbarazzarmi delle noie scolastiche, lasciai invece con rammarico la casa che parlava al mio cuore con dolci memorie. Mia moglie raccomandò caldamente le piante al nuovo maestro, e sofferse al pari di me nell'abbandonare il piccolo nido.

Gli affari attirarono tutta la mia attenzione, e la nostra vita prese un andare tranquillo ed uniforme come la superficie d'un lago in bonaccia.