— Me l'hanno insegnato benissimo... come mi hanno anche insegnato che non è creanza non rispondere al saluto di chi si conosce. Ed io che conosco il conte Saverio....
— Come?... tu conosci il conte Saverio?
— Eh eh!... lo conosco, non solo, ma siamo vecchi amici!
— Amici da quanto tempo?
— Da sei anni; cioè dall'epoca che siamo venuti a Milano, quando mi hai condotto in collegio.
— Allora tu eri una fanciulla di dieci anni, ed egli ne poteva aver dodici... e come avete fatto a conoscervi?
— La Veronica, vedendo che io ammiravo dalla finestra gli alberi e i fiori, promise di condurmi a vedere il giardino Brisnago, a condizione che tenessi la cosa in segreto, perchè altrimenti sarebbe stata sgridata da Monsignore, che non voleva aver relazione con quei signori. Io giurai di star zitta, e tenni la mia parola fino a questo momento!... Quando tu e il povero zio canonico eravate andati pei fatti vostri, Veronica scendeva a far conversazione col portinaio che era suo amico, e mi faceva entrare in giardino.
Io non la vedevo più per un pezzo, mi diceva che andava a far la spesa, e veniva a prendermi più tardi.
Colà conobbi Saverio, egli mi fece gli onori di casa guidandomi intorno a quelle belle piante, poi mi propose di saltare la corda e di giocare a gatta cieca, e così ci siamo divertiti più volte.
Un giorno me ne tornavo a casa colla Veronica, mentre rientrava la contessa Savina. La Veronica volle ch'io baciassi la mano alla signora quando discese dalla carrozza. Avendo udito chi fossi, mi diede un bacio e mi accarezzò lungamente i capelli, guardandomi con bontà, e facendo il mio elogio. Mi fu subito molto simpatica, e la rividi sempre con piacere in collegio quando veniva con suo figlio a visitare una mia compagna loro parente. Portava sempre dei bomboni anche per me, dicendo: povera ragazzina che ha i genitori lontani!... E la contessa mi dava dei baci!... Ma che cosa hai, papà, che ti vengono gli occhi rossi?..