— Allora vedo che non sai proprio niente!... — mi rispose con imperturbabile calma.

— Come!... oseresti ancora negare?

— Sicuro!... devo negare ciò che non è... non è il conte Saverio che mi ha sedotta... sono io che ho sedotto lui!...

Tale risposta mi parve d'un cinismo così rivoltante... che mi venne la tentazione di darle uno schiaffo... e feci due passi avanti col volto tanto sconvolto, che essa ne ebbe paura e fece due passi indietro. Allora procurai di moderarmi, chiusi anche le invetriate, tirai le tendine, e sentendo che le forze mi venivano meno, mi gettai sopra una sedia, mi tersi il sudore dalla fronte, e le dissi:

— La vostra impudenza richiede una spiegazione....

Ed essa di rimando:

— Ecco la spiegazione: i primi giorni che abitai questa cameretta mi alzavo per tempo, come è mio costume, e mi mettevo a ricamare al balcone. Il conte Saverio veniva a fumare il suo sigaro alla finestra dirimpetto e mi salutava cortesemente....

— Egli ti salutava?... e tu?

— Ed io naturalmente rispondevo al saluto....

— Ma dunque in collegio non ti hanno insegnato che una ragazza onesta non deve rispondere al saluto d'un uomo che non conosce?...