Balzo rapidamente dalla parte opposta, e vedo mia figlia che, tenendo in mano il mazzetto di fiori, lo copriva di baci, e poi li soffiava dall'altra parte!...
Gli occhi mi si offuscarono, le gambe mi traballarono come se dovesse mancarmi il terreno sotto ai piedi, dovetti appoggiarmi al muro per non cadere. Il mondo mi pareva trasformato, capovolto. Una volta... ai miei tempi... la contessa era fuggita... adesso mia figlia rimane... e ricambia i baci... ah civettuola!... non c'è dunque più ritenutezza, nè pudore, nè modestia... nemmeno nelle fanciulle!... ed io pensavo alla mia timidità giovanile... alle mie esitazioni!... È vero che io non ero stato educato in un collegio femminile... ma tuttavia!... o poveri genitori!...
Mi feci coraggio, rientrai, salii rapidamente le scale, e senza chiedere ove fosse mia moglie, corsi difilato verso la mia antica cameretta, e spalancata la porta con un calcio, comparvi improvvisamente davanti a mia figlia.
Allo strepito della mia entrata il conte sparì, Giuseppina diede un guizzo, ed esclamò:
— Oh Dio!... papà... mi hai fatto paura!...
Era pallida, ed appoggiandosi una mano sul cuore, con l'altra sosteneva impassibilmente il suo mazzolino.
La fissai per qualche istante in silenzio, chiusi la porta, indi proruppi con accento severo reso più grave dalla situazione:
— Giuseppina!... so tutto!...
— Che cosa sai, papà?... — mi rispose tranquillamente.
— O come?... Osi ancora mostrarti indifferente alla desolazione di tuo padre?... dopo esserti lasciata sedurre dalle moine del conte di Montegaldo?...