— Anzi, lo desidero moltissimo, — mi rispondeva, — ma abbiamo tempo... la vita è così lunga!...
— Ma chi ti ha detto che la vita è lunga?
— Lo sento io... il tempo non passa mai!... a te dunque non parvero lunghi i sei anni che ho passati in collegio?... a me sembrarono eterni!... chiusa in prigione... e lontana da voi!...
— Ma ora che sei libera, che hai veduto tre o quattro volte tutti i monumenti, i giardini, i passeggi, i corsi di Milano, non sei ancora sazia di questa vita scucita, scioperata, monotona?
— Io la trovo deliziosa!... non mi stancherei mai di Milano, sento che ho del sangue milanese nelle vene... questo movimento continuo, questa vita romorosa e svariata mi occupa immensamente. Ogni giorno si vedono novità interessanti, le industrie fanno un'esposizione perenne dei loro prodotti, le vie sono popolose, allegre, la musica echeggia da ogni parte, tutto si muove, sorride, cammina, svolazza; qui si sente di far parte d'una società intelligente, elegante, vivace.
— Ma bisogna pure una volta o l'altra rassegnarsi a partire.
— Pur troppo!... — conchiudeva con un sospiro, e alzando gli occhi al cielo. Poi mi supplicava con tanta grazia di concederle ancora qualche giorno, che non era possibile resistere. Sua madre, che era la prima vittima di tale sacrifizio, diventava il suo avvocato patrocinante, ed io cedeva, sempre rassegnato ad aspettare senza limiti.
Non sapevo però spiegarmi tanta renitenza al ritorno, quando una catastrofe impreveduta venne a sciogliermi l'enigma.
Un giorno ch'io ero uscito solo di casa, rientravo col naso in aria, guardando sbadatamente la nota finestra del palazzo Brisnago, quando — oh meraviglia!... vedo un mazzetto di fiori che vola attraverso la strada, e partendo dal palazzo va a cadere sulla finestra della mia antica cameretta.
Sbigottito, commosso, confuso, mille pensieri mi assalgono, e mi par di sognare. Dopo tanti anni!... il mio mazzetto ritorna indietro!... che cosa significa questo mistero?... Mi agito, mi scuoto, mi decido a voler vedere che cosa succede, mi colloco in posizione opportuna per osservare nella stanza del palazzo... e vedo con sorpresa il figlio della contessa Savina, il conte Saverio di Montegaldo, il giudice conciliatore, che gettava baci alla mia finestra, e li gettava con tale entusiasmo, che pareva diventato cieco e insensibile a quanto lo circondava.