— Ove sono?

— Tutti intenti al tarocco!... apri.... siamo sicuri!...

Isabella chiudeva il verone, scendeva precipitosa, e nel buio della notte si vedeva il lumicino che percorreva le scale. L'uscio veniva aperto, e Ugolino entrava di soppiatto nel covo del tiranno.

Io ritornava tranquillamente in farmacia, Lucchino si dibatteva invano.... la partita era perduta!...

O mondaccio perverso! è stato sempre così!... una partita di tarocco!

Epoca del ferro o della carta, c'entrarono sempre le coppe e le spade, e i mariti dabbene, e le notti buie, e i capitani di ventura, e gli speziali. Da Eva alla sora Pasquetta le donne furono sempre tentate dal serpente e dal pomo. La virtù della resistenza è il prezioso prestigio della donna onesta, e beati i tiranni, i medici condotti e tutti i giuocatori di tarocco, le cui mogli non possono servir di modello nè alla commedia, nè alla tragedia.

Io studiava coscienziosamente i miei modelli, e ne traevo partito. Quando il medico condotto mi compariva davanti col suo aspetto grave ed altero, le guancie sostenute dai solini bene inamidati, e il ciuffo irto sul capo come le aste dell'istrice, io diceva a me stesso:

— Ecco Lucchino Visconti.

Egli lamentava continuamente l'egoismo dei villani, l'ingratitudine di coloro, ai quali pretendeva d'aver salvata la vita, e che credevano sdebitarsi d'un tale beneficio, coll'offrirgli in dono una magra ricotta affumicata!... Io afferrava subito il pensiero dominante, e lo traducevo in versi tragici:

« Popolo sconoscente... che le gravi