— È un brutto scherzo, — soggiunse il signor Nicola, — ma non è un assassinio.
— Ma io sono ferito.... — disse il medico con voce lamentevole....
— Dal semplice stoppaccio.... — rispose il signor Nicola.... — perchè le pistole non erano caricate che a polvere....
Io alzai la testa sdegnato a tale notizia, e non volevo accettare la burla, ma il signor Nicola, mettendomi una mano sulla spalla, mi costrinse a tacere.
— Giovinotto, — mi disse, — basta così. Nessuno di noi sarebbe venuto ad assistere ad un omicidio. Se voi avete perduta la testa, non l'ho perduta io. Le ciarle sono ciarle, ma la vita è cosa seria, nè deve togliersi per così poco. Noi ci dobbiamo tutti alla famiglia ed al paese. Il diritto di morire da galantuomini si acquista studiando, lavorando, affaticando pel bene comune; morire da fanfaroni è una leggerezza colpevole, uccidere il proprio simile è un delitto. In ogni questione ci sono torti e ragioni, bisogna chiarirli colla giustizia e ripararli coll'onestà. Nel nostro caso il maestro offese il dottore coi suoi soliti paradossi, il dottore offese il maestro accusandolo di vigliaccheria... ebbero torto tutti due.... Il medico fa il suo dovere curando i malati, il maestro è un giovane incapace d'una viltà. Le offese si complicarono per imperizia dei testimoni; non era più possibile calmare i contendenti, bisognava dare qualche soddisfazione da ambe le parti, e finirla alla meno peggio. Ma non ci potevano essere scuse per permettere un omicidio. Bisognava salvare l'onore e la vita di tutti due. Io ho accettato d'essere padrino a tali condizioni, e gli altri secondarono la proposta con animo lieto. Gaspare per il primo si prestò con ogni argomento a convincere Tobia della necessità di non commettere delitti nè imprudenze, a non versar sangue, a risparmiare le lagrime alle famiglie, e a non dar motivo ai Tribunali di aprire processi togliendo la pace al nostro tranquillo villaggio.
Tobia è un po' mordace talvolta, è una testa calda, ma ha buon cuore, e non si fece troppo pregare per deporre i rancori e finirla a modo nostro. D'altronde, siccome i duellanti ignoravano completamente il nostro piano, così il duello fu leale e soddisfacente anche per gli scrupolosi e pei battaglieri. I campioni non hanno certo passato una buona notte, nè l'uno nè l'altro; dico questo senza offendere il loro onore, perchè sul terreno si mostrarono coraggiosi e decisi. Per altro è stata una buona lezione, e vi furono momenti terribili.... Non ne parliamo più, l'onore è intieramente soddisfatto.... stringetevi tutti la mano.... e come siete stati avversari leali, siate in seguito amici costanti, e noi, salvando due vite, egualmente utili alla società, abbiamo fatto il nostro dovere.
Ci stringemmo tutti la mano, e la pace fu fatta.
Tuttavia mi restava un dubbio nell'animo, cioè se quella mistificazione fosse lodevole o censurabile, se i più validi argomenti contro il duello potessero autorizzare una burla. Mi pareva di no. Impedire un duello sta bene, ma renderlo fittizio mi pareva poco decoroso. Solo le circostanze eccezionali potevano giustificare la condotta dei nostri padrini. Le cose erano spinte a tal punto, che una prova di coraggio era divenuta indispensabile per togliere ogni sospetto che potesse offendere il nostro onore. Fecero dunque bene mettendoci alla prova, e salvandoci in pari tempo da ogni pericolo.
Mentre tali pensieri mi giravano pel cervello, udimmo i tocchi della campana maggiore che annunziavano un funerale. E infatti poco dopo entrava in cimitero il morto portato dai becchini, seguito dagli amici e parenti che lo accompagnavano mestamente all'estrema dimora.
Quel nero drappo che copriva la bara, le preci dei sacerdoti, la fossa aperta che attendeva il cadavere, mi fecero passare un brivido per le ossa, e furono l'argomento finale che mi persuase dell'infamia del duello, che non appiana veruna questione, ma uccide spietatamente, ciecamente, ingiustamente, leggermente, impunemente. Una sola parola, un malinteso, un atto fortuito basta per condannare un uomo alla morte, mentre sommi filosofi e giureconsulti accumulano argomenti incontrastabili a provare la necessità di abolire la pena di morte, anche per gli assassini!.... Ci arrestammo tutti con tacito consenso davanti a quella fossa, ed assistemmo col cappello in mano alla mesta cerimonia, pensando che l'indomani uno di noi avrebbe potuto subire la stessa sorte, non chiamato dalla natura, ma da un fatale pregiudizio, il quale continua a mietere le sue vittime alla luce di civili costumi.