— Animo, alla decisione, — disse Uguccione.
Allora i padrini misurarono la distanza, caricarono le pistole, ce le consegnarono montate, e ci posero in guardia. In quel momento, avendo paura d'aver paura, io non pensava più a nulla. Guardai in faccia il dottore, che aveva i capelli irti, ed era pallido come un morto. Pareva che la sua testa si sostenesse più del solito sui solini, la sua bocca faceva uno sberleffo. Egli si teneva immobile colla pistola tesa. Io mi avanzai verso di lui lentamente, e giunto circa alla metà dello spazio che ci divideva, mi fermai e lo presi di mira. Eravamo a sei passi di distanza. Allora, sentendo il pericolo imminente, egli si decise a tirare pel primo, alzò la pistola all'altezza del mio petto, e fece partire il colpo. Io rimasi incolume, e immobile continuai ad osservarlo; egli era divenuto verdognolo. M'avanzai lentamente, colla mano ferma e l'indice sul grilletto; ad ogni passo che io facevo, i suoi lineamenti si alteravano, la tinta del suo volto si oscurava, ed io avanti, avanti, avanti. Egli era divenuto livido quando gli posai la bocca della pistola sul cuore. Chiuse gli occhi, alzò la testa, abbandonò le braccia come un uomo che sta per cadere. Allora gli dissi lentamente:
— Signor dottore, se io non fossi matto vi ucciderei, ma io sono matto e vi dono la vita. Imparate a rispettare i matti, e non occupatevi altro a guarirli. — E così dicendo gettai la pistola sull'erba e gli stesi la mano. Egli me la strinse fortemente colla sua che era fredda come quella d'un cadavere, e stava per profferire qualche parola, quando Uguccione della Fagiuola, raccolta la pistola carica, mi disse:
— Adesso tocca a me!... io pure sono stato offeso dal dottore, ed esigo che mi domandi scusa.... o si apparecchi a morire....
Il tiranno aggrottando le ciglia balbettava parole incomprensibili. Le sue mani avevano contrazioni nervose, e pareva che si sentisse stuzzicato a gettarsi al collo d'Uguccione.... quando il farmacista saltò su a dire:
— Finiamola.... basta così.
— No, — rispose l'ostinato, — è troppo orgoglioso, voglio castigarlo. Dottore, io rappresento in questo momento tutti i cadaveri che avete mandati al diavolo prima del tempo. Io rappresento la congiura dell'inferno contro l'omicida, raccomandate al cielo la vostra anima.... e morite.
E così dicendo lo prese di mira a soli quattro passi di distanza, e fece partire il colpo. Io pensai che l'organista fosse diventato pazzo improvvisamente; feci un salto per isviare il suo braccio, ma giunsi troppo tardi, il colpo era partito. Quando il fumo mi permise di vedere il dottore, esso traballava.... e colle mani strette sul petto, come un uomo che si sente gravemente ferito, esclamava con voce semispenta e interrotta:
— Sono as....sas....si....nato!...
Tobia dava in uno scroscio di risa sgangherate.