— Tregua ai pericoli, — diss'io, — non bisogna provocare troppo la sorte. Oggi ci dovevano essere dei feriti e degli uccisi, e tutti furono salvi... uomini e bestie.

— Meno la damigiana!... — soggiunse Uguccione con rammarico, chè, quantunque saturo di vino, non ne era ancor sazio.

Quando la conversazione si fece generale, e tutti parlavano in una volta, l'Agata, che mi sedeva vicina, mi disse all'orecchio:

— Gli uomini furono salvi senza loro merito... invece la bestia dovette la salute alla propria intelligenza, evitando il pericolo con destrezza, cogliendo il momento opportuno per cavarsela dalla sola uscita possibile, schivando i colpi malaccorti d'un uomo stupido.

— L'uomo, — io le risposi, — non si fa merito di evitare i pericoli colla fuga, ma preferisce di salvar l'onore a rischio della vita.

— Ma se le bestie, — ella soggiunse, — non sentono il bisogno della riparazione delle offese, gli è perchè fra loro non corre l'uso dell'oltraggio. Vivono più concordi degli uomini, hanno il coraggio di difendersi contro i propri nemici, quando ne vedono la possibilità, ma non si espongono leggermente a tanti pericoli.

— Perchè non possono contare sull'intervento della donna, — io aggiunsi, — la quale, rappresentando la Provvidenza, trova sovente il modo di accomodare col cuore ciò che l'uomo guasta colla testa!...

Abbassò gli occhi e tacque. — Alla sera, separandoci, eravamo tutti ritornati amici... almeno in apparenza.


XII.