Un buon sonno mi riposò di tutte le scosse morali del giorno. Il sonno è lo spazio vuoto che divide le strofe del poema della vita. In quei giorni nei quali hanno termine i più gravi avvenimenti finisce anche il canto.
All'indomani del mio duello io cominciai dunque un altro canto colla sua nuova serie di strofe, cioè ripresi la vita, colle sue note liete e dolorose, colle sue rime obbligate e monotone, colla sua misura prescritta dalla prosodia, positiva come il materialismo del verso.
Le note liete mi venivano dalla natura in fiore, che consolava la vista coi sorrisi della primavera; le note dolorose erano l'eco del primo amore perduto, delle speranze deluse, dei dolci sogni svaniti. La monotonia la trovavo nella scuola, ove un gregge d'idioti imparava a leggere per conoscere anche i mali passati, a scrivere per offendere la grammatica, a far conti per ingannare il prossimo. Il lato positivo della vita mi veniva rappresentato da quattro sacchi di farina che mi pesavano sulle spalle, come all'asino del mugnaio!... Bitto, che non aveva di questi pensieri, russava tranquillamente a' miei piedi, aspettando l'ora del pranzo, che non gli sapeva di sale quantunque andasse a chiederlo in casa altrui.
All'amore deluso avevo tempo da pensarci, la scuola andava avanti da sè, ma la farina bisognava pagarla.
Mi decisi al taglio d'un boschetto che avrebbe aspettato con vantaggio per qualche anno; ma quando si ha assoluta necessità di denaro, e si può trovarlo in un bosco senza assassinare un cristiano, si assassina il bosco, e si lasciano cantare i giornali, che deplorano il diboscamento delle pendici, perchè non hanno boschi da tagliare... ma tagliano i panni addosso ai galantuomini, come se fossero meno sensibili delle montagne!
Venduta la legna e intascato il danaro, partii per pagare il mio debito al mugnaio.
Il mulino è collocato in posizione pittoresca, alle falde d'una montagna vestita d'abeti, sulle rive scoscese d'un torrente, alimentato da una cascata.
Al cupo fragore della cascata, al gorgogliare delle acque spumanti che s'infrangono sui macigni caduti dall'alto, e serpeggiano fra i sassi e le ghiaie del torrente, si confonde il tonfo regolare delle ruote nella gora, e i battiti dei palmenti. Tutti questi suoni formano un accompagnamento grave e solenne al gorgheggio melodioso di qualche uccello sugli alberi, e al cigolare degli assi di ferro che girano sui perni asciutti. Questo è per l'udito. Per gli occhi, essi nuotano in un tal lusso di colori da restarne inebbriati. Dal tenero arbusto che si agita alla brezza sulla sponda del torrente, all'albero gigantesco colla cima infranta dal fulmine che protende le antiche fronde sui crepacci delle roccie ingombri delle sue tortuose radici, dal musco che copre di velluto i legnami fradici del mulino alla vitalba vagabonda che s'arrampica sulle piante vicine e ricade in festoni, dall'edera che tappezza i vecchi muri crollanti alle cupe ramificazioni degli abeti che ascondono i precipizi, si possono annoverare tutte le gradazioni del verde, e le sue decomposizioni dal giallo bruno al dorato, dal più cupo azzurro al turchino. Il candore delle spume del torrente illuminate dal sole, la lucida trasparenza delle acque bianche e cilestri nel letto di ciottoli, le nude roccie del fondo di colore cenerino contrastano colle tinte forti dei vicini clivi boscosi, e colle dense ombre che confondono l'acqua col terreno e le pietre, e il folto degli alberi coll'angolo della casa.
La scena era stupenda, ma il personaggio ch'io andava a visitare mi era antipatico come un creditore impaziente, come un orco che mi aveva divorato un bosco. Ma quale non fu la mia sorpresa quando, avvicinandomi al mulino, vidi comparire sul pianerottolo delle chiaviche la più bella testa di donna che possa aspettarsi un pittore in cerca del suo modello nella campagna di Roma. Era proprio uno di quei bei tipi della Sabinia che si vedono sovente alle esposizioni sotto al vago costume romano. Bruni i capelli e la pelle, l'occhio grande e vivace sotto due lunghi sopraccigli; un busto rigoglioso, due braccia ben tornite che finivano con una mano pienotta, un complesso di donna vigorosa e fresca, ecco l'aspetto della mugnaia. Un fiore di geranio rosso collocato leggiadramente sui capelli armonizzava cogli orecchini che le pendevano dalle orecchie, e con un filo di corallo che le cingeva il collo. Una leggierissima velatura di farina copriva quella deliziosa apparizione, e dava al suo viso il vellutato delle pesche non ancora spiccate dall'albero. È certo che l'aspetto d'una bella mugnaia deve aver ispirato la moda della cipria sui capelli e sulla pelle. Pareva che un nume propizio volesse ricompensarmi a misura di carbone dell'esile brunetta perduta a Milano, mettendomi davanti una bruna raddoppiata, e incipriata per giunta. Sorrisi della bizzaria del caso, e se mi fossi contentato di ammirarla da lontano come la prima, non ci sarebbe stato nulla di reprensibile... ma un pensiero infernale attraversò la mia mente, come una tentazione del diavolo!.. Se mi vendicassi?.. io pensai... ah! l'uomo che ha ricevuto le lezioni dell'amore impara a vivere, dissi fra me... e passati i vent'anni l'amor platonico non è più di stagione... Io non intendo, — ripetevo a me stesso, — io non intendo passare la vita adorando le donne a venti metri di distanza... perchè si burlino poi di me, e mi voltino le spalle... E meditando l'abbandono della contessa Savina... e pensando alla offesa ricevuta dal mugnaio... mi passò per la mente questa idea infernale: se mi vendicassi con una vendetta complessiva degli oltraggi dell'amore... e della farina?... della contessa... e del mugnaio?...
Come se la contessa Savina fosse obbligata ad amarmi per forza... ed il mugnaio a fornirmi la farina per amore!... Ma la natura perversa dell'uomo gli fa confondere sovente il desiderio col diritto, ed esso scompiglia la società per tradurre i suoi desiderii intemperanti in fatti compiuti. Fatto sta che l'aspetto della mugnaia fomentava le mie cattive inclinazioni, provocando in me un vile desiderio di rappresaglie. Non era un nuovo amore incipiente che mi spingesse verso di lei; era l'amore deluso, che m'indicava una vittima sulla quale potevo esercitare la mia vendetta. Pareva che la sorte offrisse un'occasione di sfogo ai miei rancori. Una brunetta m'era sfuggita di mano, un marito mi tormentava per cavarmi del denaro... eccomi una bruna forte... e forse una moglie debole... che poteva saziare la mia avidità di vendetta.... Bisogna conquistare quella mugnaia, come la più bella delle vendette possibili!... Con tali atroci sentimenti entrai nel mulino.