Ma non basta fare il vino eccellente, bisogna anche saperne usare con moderazione.
Che cosa è più soave negli ardori della canicola d'una immersione in un bagno fresco? ma l'uomo non si contenta di tuffarsi nell'acqua fino al collo, egli corre ove il fiume è più rapido, ove il mare è più profondo; non si limita a nuotare alla superficie, ma vuole entrare sott'acqua colla testa, e trova talvolta un pescecane che lo divora.... o un filo d'erba che gli lega una gamba.... e l'uomo s'annega.
L'umana intemperanza riduce la vita ad un incubo insopportabile, quando si potrebbe goderne come d'un sogno delizioso!
Così pure il vino subì la sorte di tante cose eccellenti e salubri ridotte nauseanti e pericolose. Bacco ci offre un frutto che contiene le dosi d'un elisire di lunga vita, e noi troviamo il modo di snaturare l'essenza di questa divina materia per produrre un tossico ingrato e micidiale! E i legislatori che condannano ai lavori forzati il falsario delle monete, non trovarono la benchè minima pena per punire i falsificatori del vino, che sono causa di gravi mali sociali, che avvelenano i loro simili, che guastano gli stomachi e i cervelli, che producono coliche e delitti!
L'oste del mio villaggio, come tutti gli osti che godono questa impunità, aveva del vino buono e del cattivo. Dapprincipio preferii la qualità alla quantità, e ne sentii gli effetti benefici al corpo ed all'anima. Il buon vino mi facilitava la digestione e mi disponeva ad una benevolenza universale: io sentivo un bisogno di perdonare le offese, di tollerare le imposte più gravose, dimenticavo i mali sofferti, speravo nell'avvenire. I più dolci pensieri danzavano nella mia fantasia come sopra un tappeto di fiori, uno spirito di conciliazione animava il mio cuore, e mi addormentavo contento e beato, e sognavo che la contessa Savina mi dava un bacio, che la mugnaia me ne dava due, e poi si baciavano fra loro, e ci abbracciavamo tutti e tre. Erano visioni di paradiso!...
Ma io non ho saputo contenermi nei limiti prescritti dalla ragione, dal buon senso e dall'onestà!
Tuttavia, prima di raccontare i particolari di questo nuovo errore della mia gioventù, sento il bisogno di reclamare nuovamente le circostanze attenuanti, anche a benefizio di Bacco, accusato ingiustamente di connivenza ai miei falli.
No, il vino non è la causa della mia intemperanza, come l'acqua non è responsabile dei suicidii che si commettono nel suo seno.
Non è l'uso del vino, è l'abuso che mi trascinò... sotto al tavolo.
La giustizia deve passare prima di tutto; nè il vino, nè l'oste sono colpevoli; io solo devo subire la censura d'una condotta irregolare.