Se il vino lo avessi portato a casa, e me lo fossi bevuto a pranzo, mi avrebbe fatto del bene. M'ha fatto male perchè ho sbevazzato all'osteria, senz'ordine e senza misura.
Il vino è assolto.... veniamo all'oste.
L'oste, poveretto! quando s'accorse che il mio cervello divampava, ha fatto la parte del pompiere, mettendomi dell'acqua nel vino, procurando con sincera filantropia di moderare l'incendio che non poteva più spegnere.
È verissimo che nel conto mi ha fatto pagare il vino annacquato come vin pretto, ma anche questo è lodevole, tenuto conto dell'intenzione che deve averlo guidato d'infliggere una multa alla mia intemperanza. — Ma chi ha dato diritto all'oste di far pagare ai suoi avventori più di quanto gli è dovuto?... Forse l'agente delle tasse, il quale attribuendogli una rendita immaginaria, superiore alla vera, e facendogli versare una imposta relativa, aperse la strada dell'arbitrario, divenuto indispensabile per pagare l'ingiusto! — Dunque si assolva anche l'oste.
I veri colpevoli furono i falsi amici e i cattivi compagni. Alla testa di tutti pongo Uguccione della Fagiuola, il quale avendo scoperto in me i germi d'una nuova passione, che si andavano sviluppando, invece di mostrarmi i pericoli a cui andavo incontro, mi fece coraggio a persistere nelle prave abitudini. Egli era molto più vecchio di me, e l'esperienza doveva tenergli luogo d'educazione. Avrebbe potuto dirmi amichevolmente: — Bada, Daniele, a quello che fai; tu sei costantemente innamorato delle cose pericolose, e trapassi con inconcepibile leggerezza dall'amore della donna all'amore della botte. Sta in guardia, non fidarti troppo nè dell'una nè dell'altra; entrambe ci lusingano da principio con prestigiose illusioni, entrambe producono soavi emozioni, brillano ai nostri occhi con ismaglianti colori, sorridono ai nostri sguardi, ai primi baci esaltano il nostro spirito, ci promettono la suprema felicità!... ma poi!... a misura che la passione si riscalda, esse abusano della loro fatale influenza, intorbidano la nostra mente, ci espongono a mille pericoli, e ci fanno smarrire la ragione ed il senno!... Daniele, non fidarti nè della donna nè della botte; tu non sai quanto il loro profumo sia ingannatore, tu ignori gl'istinti malvagi che ascondono in seno, e i funesti veleni che circolano nel loro sangue. Fuggi la donna e la botte. Se m'avesse detto così, io andava frate, e tutto sarebbe stato finito; rinunziando alle gioie terrene mi assicuravo almeno il paradiso per l'altro mondo, ma Uguccione tenne un altro linguaggio.
— Bevi, bevi, — egli mi diceva, — il vino consola di tutto, la vita non ha che disinganni e dolori, in fondo della bottiglia si trovano le illusioni e le gioie: bevi e cerca l'oblio dei mali nel bicchiere, esso ti farà dimenticare la miseria e i tradimenti, gli amori infelici, le noie della solitudine, le amarezze del destino; bevi e sarai felice.
Ed io bevevo... ma bevevo come un sifone....
Egli mi faceva compagnia, e si stava allegri. Poi, per tenermi più a lungo all'osteria, mi mise in mano le carte. Dapprincipio giuocavo con indifferenza, ma a poco a poco m'entrò la passione dei fanti e dei cavalli, delle spade e delle coppe; gli assi mi mettevano in convulsione, avrei dato cento scudi per un dieci di danari, mi pareva impossibile che l'uomo potesse vivere senza le carte, ci pensavo il giorno e la notte, e le vicende del giuoco unite al liquore di Bacco mi agitavano il sonno terribilmente. Le giornate mi parevano più lunghe, la scuola sempre più noiosa; io attendeva con ansietà il momento di fare la partita, e quando all'ora della mia passeggiata Bitto voleva condurmi per la campagna a respirare l'aria pura e serena, io obbligava la povera bestia a rinunziare a questo esercizio salutare per accompagnarmi all'osteria a passare la sera in quell'afa infetta di vivande, di vino e di tabacco. Le carte non rispettano le affezioni più sacre, non riconoscono amici, nè credono ad altri piaceri all'infuori di quelli del tavolino.
Così in breve tempo divenni giocatore e beone.
Pare impossibile come è facile diventare viziosi quando il cammino della virtù riesce tanto faticoso! Eppure l'esperienza insegna che l'uomo non può essere felice se non ha la coscienza tranquilla. Tutti vogliono essere felici, ma molti fallano la strada, cercando da lontano e per vie remote ciò che si trova da vicino, anzi dentro di noi.