Io aveva letto sul suo volto una nuova prova d'amore. Leggiero come l'uomo felice, volai per le scale, e accorsi al negozio di fiori. Mi feci approntare un nuovo mazzetto più bello del primo. Si componeva d'una rosa nel centro, circondata da violette mammole ed eliotropi. Quei fiori esalavano un profumo soave, e dicevano chiaramente: bellezza e modestia, vi amo con ebbrezza. Ritornato a casa, aspettai la solita ora nella quale vedevo la contessa Savina passeggiare in giardino. Intanto io deponeva un bacio sopra i miei fiori e invidiando la loro sorte, insegnavo loro che cosa dovessero dire se ella si fosse degnata di raccoglierli; e parlavo a quegli esseri delicati come si farebbe con dei fanciulli, incaricandoli d'una commissione importante. E pensavo al destino della vita, alla bontà della natura che metteva in mia mano quei simboli dell'anima innamorata, affinchè fossero gli interpreti del mio affetto giovanile, coi loro vaghi colori, e gli olezzi penetranti, sotto gli occhi di una leggiadra fanciulla!
Finalmente sonavano le due ore dopo il mezzodì quando dalla mia finestra la vidi entrare in giardino come un'apparizione celeste.
Era una splendida giornata di maggio, e pareva che ne aspirasse con voluttà l'aria oscillante e pregna d'atomi fecondi di vita.
Contemplò le piante con ammirazione, innalzò al cielo uno sguardo sereno, poi rivolgendo gli occhi, mi vide alla finestra coi fiori.
S'era arrestata un istante, allungando il braccio per ispiccare un ramoscello, quando il mio mazzetto cadde a' suoi piedi.... Ebbe un leggiero sussulto come di paura, lo vide, rimase alquanto perplessa.... mentre io sentiva la mia vita sospesa. Poi abbassandosi lentamente lo raccolse, l'odorò, se lo pose in seno, alzò il capo lanciandomi uno sguardo ineffabile.... ed io non vidi più nulla.
Una nube mi oscurò la vista, e caddi nella stanza come privo di sensi.
Dopo qualche istante ritornai alla finestra, ma essa era partita.
II.
Erano passati alcuni giorni da quell'istante che mi rendeva felice, quando incominciai a scorgere una insolita mestizia sul volto della contessa Savina.