— Ora mi rammento benissimo... pazienza... è stato il fante di spade che mi ha tradito!.. Mi dispiace che non avendo più un soldo nè in tasca nè in casa, non posso pagarvi il mio debito prima d'aver trovato i contanti.

— Di questo non si dia pensiero, signor maestro, mi pagherà un altro giorno. Intanto vada a casa a vestirsi finchè le strade sono deserte; e non si perda di coraggio per così poco. E mi aperse la porta.

Uscii con Bitto, che vedendomi mezzo spoglio mi guardava con compassione.

Io mi vergognavo davanti al mio cane.

Spirava una fresca brezza mattutina, il cielo era sereno, l'aurora tingeva i monti d'un roseo dorato. Il sorriso della natura mi faceva male. Avevo in saccoccia la chiave di casa, entrai come un ladro, penetrando con precauzioni infinite nella mia stanza per non essere sorpreso in quello stato miserevole dalla Rosa. Il sole si alzava quando io poggiava sul cuscino la mia povera testa pesante, e grave di pensieri dolorosi ed umilianti.

All'indomani tutto il villaggio parlava della mia avventura. Uguccione della Fagiuola l'aveva raccontata in piazza, il campanaro in canonica, il cursore in ufficio, le donnette ai mariti. Le autorità civili ed ecclesiastiche censurarono altamente la condotta scandalosa del maestro, tutti ciarlavano, commentavano, infioravano, esageravano il fatto e ridevano.

Se la coppa dell'amore appressata due volte alle labbra mi lasciò sempre deluso, anche in mezzo ai fiaschi... ho fatto fiasco!... Tre delusioni successive era troppo! Avrebbero bastato a schiacciare un gigante; io, che non era che un insetto, mi trovai polverizzato addirittura.

Più di tutto mi crucciava il pensiero di ciò che avrebbe pensato la famiglia Bruni de' miei stravizii, e mandai la Rosa con un pretesto per esplorare il terreno. Al suo ritorno le andai incontro per abbreviare la mia ansietà.

— Ebbene, che cosa pensano di me?... — le chiesi.

— Dicono, — mi rispose, — che siete un buon ragazzo, onesto e dabbene, vittima degli astuti, degl'intriganti, degli arruffoni, che abusando della vostra bonarietà vi rendono tributario dei loro disordini, dei loro vizii, e poi vi denigrano e vi mettono in ridicolo.... La signora Agata vi aspetta dopo pranzo per fare una gita con sua madre, non potendo il signor Nicola accompagnarle a motivo delle sue occupazioni.